cDal 23 al 27 novembre si è svolta ad Amsterdam la 20° edizione della Cannabis Cup, manifestazione che raccoglie migliaia di visitatori ogni anno da tutto il mondo. Un importante evento che in passato ha rappresentato un enclave di libertà nell’occidente proibizionista e per alcuni aspetti lo è ancora oggi. Negli ultimi anni sono molti gli spazi di libertà che sono stati conquistati dagli amanti della cannabis, dalle manifestazioni mondiali come la million marjuana march, alle fiere che fioriscono in tutta Europa, dagli spazi sociali occupati fino alle riviste specializzate, e molto altro ancora. Nonostante tutto questo la Cannabis Cup continua a mantenere un fascino e delle caratteristiche uniche.

È un evento che in qualche modo “investe” tutto il centro della città, nella settimana della cannabis cup si possono incontrare decine e decine di giudici popolari con i loro pass (pagati a caro prezzo, 200 euro) attaccati al collo che si aggirano per coffeeshop con fare professionale, tradito dagli evidenti effetti dei vari tipi di cannabis provati.

In tutti i coffeeshop erano previsti sconti per i giudici partecipanti, in alcuni casi e serate particolari l’entrata era riservata solamente a loro. All’interno, negli spazi allestiti si potevano provare i tipi di erba attraverso bong o vaporizzatori. Il pubblico, in prevalenza statunitense apprezza questo tipo di assunzione, tra l’altro molto più adatta a giudicare della cannabis e molto più salutare di una canna preparata con la carta e il tabacco.

Da segnalare la scarsissima qualità generale delle erbe trovate nei coffeeshop di Amsterdam, una maggiore attenzione per le tipologie in concorso. Avevamo notato ad esempio la vincitrice, la G-13 x HAZE del Barney’s. Trovare una buona qualità ad Amsterdam per un turista che visita la città per pochi giorni è diventata un impresa, il mercato anche se in parte legalizzato porta anche a questo, la grande richiesta e la difficoltà di trovare fornitori porta ad un abbassamento della qualità. La speranza sono i growers, consumatori sempre più esigenti perché profondi conoscitori della materia, dal seme fino a fine fioritura.





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