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Mentre nell’ultima piantagione rimasta la coltivazione di canna da zucchero terminerà quest’anno, le Hawaii si preparano a diversificare la propria agricoltura ed accogliere una coltivazione che in molti sperano possa cambiare i paradigmi economici, agricoli e industriali del Paese: la canapa.

Alexander & Baldwin, Inc., azienda che coltiva canna da zucchero sull’isola di Maui dal 1870, ha annunciato che l’ultima piantagione di canna da zucchero di 15 ettari circa sarà chiusa. In un comunicato l’azienda ha spiegato che la produzione non era più sostenibile e prevede di sostenere una perdita operativa per il 2015 di 30milioni di dollari. Ma nel Paese c’è già chi sta provando a trasformare la fine di un mercato in una nuova speranza.

Nonostante negli Stati Uniti permanga il divieto federale di coltivare canapa industriale, nel 2014 sono stati avviati dei progetti di ricerca e le Hawaii, viste anche le condizioni climatiche particolarmente favorevoli, non si fecero scappare l’occasione. E così i ricercatori della University of Hawaii hanno potuto cominciare nuovi esperimenti di coltivazione di canapa industriale con obiettivo la fitodepurazione di suolo contaminato e la produzione di biomassa per carburanti.

I risultati sono molto incoraggianti: le varietà di canapa subtropicali potrebbero produrre tre raccolti l’anno con una produzione sufficiente di fibre, steli, foglie e semi da supportare una vasta gamma di potenziali industrie. Intanto Kaniela Ing, un 27enne democratico al suo secondo mandato nel Sud Maui e Cynthia Thielen, un’ottantaduenne repubblicana che da anni si batte per la coltivazione di canapa nelle Hawaii, hanno messo da parte le differenze politiche e stanno scrivendo una proposta bipartisan per la transizione verso la canapa industriale.





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