Cannabis

Hashish: i dettagli che svelano la qualità

Alcuni consigli utili per capire la qualità dell’hashish. Se comprate spesso online prendete appunti! 

Foto dell'interno di un pezzo di hashishA tutti sarà capitato una volta nella vita, comprando hashish, di prendere il cosiddetto “pacco”. Valutare la qualità del prodotto che dobbiamo acquistare non è sempre facile, soprattutto se acquistiamo online e non abbiamo la possibilità di provarlo.

Ci sono però dei piccoli dettagli che anche a distanza, da una foto o da un video, possono darci delle indicazioni importanti. 

Vi svelerò alcuni dei miei “trucchetti” per capire la qualità della resina dell’hashish, estrazione a secco più comune e tra le mie preferite.

FORMA, PACKAGING E COLORE DELLA RESINA 

Il primo senso da mettere in gioco è la vista. La forma ci dice essenzialmente come è stato trasportato. Solitamente, a parità di qualità, le panette sono migliori perché trasportate e non ingerite, ma si fa quel che si può.

Il packaging come per ogni prodotto può ingannare, quindi più che guardare le etichette con il logo, che possono dire tutto o niente, è utile osservare la plastica che avvolge la panetta. Più il “fumo” è buono più la plastica sarà appiccicata e raggrinzita sulla panetta e probabilmente avrà tracce d’olio visibili dall’esterno. Al contrario, meno è buono, più regolare e liscia sarà la plastica. 

Il colore poi dice tanto. La resina a contatto con l’aria si ossida: meno vegetale contiene più velocemente tende a ossidarsi. In parole povere più differenza di tonalità c’è tra il colore esterno della panetta e quello interno al momento del taglio, più alta sarà la qualità. Se il colore è molto scuro all’esterno e molto più chiaro all’interno possiamo dedurre che la resina sia di ottima qualità, anche se non conosciamo altri aspetti importanti come il sapore o il terpene.

L’INFLUENZA DELLA TEMPERATURA

Una delle regole fondamentali da tener presente è più la resina è buona, più velocemente reagirà al caldo e al freddo. Se abbiamo la possibilità di osservare dell’ice-o-lator o un drysift da indoor che hanno meno contaminazione vegetale e quindi sono più puri rispetto all’hashish, noteremo che la texture cambia velocemente tenendolo un attimo tra le dita. A temperatura ambiente d’inverno tende a diventare duro in pochi secondi e più morbido se riscaldato. Il caldo e il freddo sono due agenti esterni che alterano la resina, dunque se notiamo che il pezzetto da provare rimane immutato e secco anche dopo averlo manipolato in mano non è di certo un gran materiale.

Foto di una panetta di hashish avvolta nella plasticaEssendo prodotto in Marocco, la maggior parte dell’hash che fumiamo viene trasportato in vari modi fino alle nostre frontiere e spesso, soprattutto d’estate, può cambiare texture ancora prima di giungere a destinazione. Per intenderci bastano alcuni giorni sotto il sole a 40 gradi, probabilmente dentro un camion, per far cuocere letteralmente il “fumo” rendendolo scuro sia dentro sia fuori e molle, perdendo anche terpeni. Se è stato battuto poco, filtrato e pressato a freddo tenderà ad avere un aspetto glassy, duro e simile al vetro, con l’interno più chiaro e si attiverà in poco tempo perché di ottima qualità. Gli ovuli, essendo trasportati nello stomaco, mutano e si attivano grazie al calore del corpo, e quindi possono risultare con una texture diversa e un terpene più intenso rispetto allo stesso materiale in panetta non ancora attivato.

Ci sono resine di altissima qualità che conservate al freddo rimangono bianche, a contatto con l’aria si ossidano in pochissimi secondi e solo toccandole si sciolgono. Sono full melt ovvero si sciolgono completamente senza lasciare tracce di vegetale bruciato.

L’hashish di solito non arriva a questo grado di purezza sia per le tecniche di estrazione sia per l’erba da cui viene estratto, ma le regole di reazione della resina rimangono le stesse, anche se più lente e meno evidenti.

Dalle stesse piante vengono estratte e vendute diverse qualità di hashish, dalla migliore e più costosa alla più scarsa e commerciale, starà a voi distinguerle e capirne le differenze.

a cura di Hilde Cinnamon
Grower residente a Barcellona. Ha un cultivo, un’associazione cannabica e una selezione di genetiche più che rispettabile. Instagram: @hildecinnamon

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