Hi-Tech e web

Hardware, riutilizzo a nuova vita

1Come si misura la vita dell’hardware che acquistiamo (dove per hardware intendiamo il pc o i componenti aggiuntivi)? Quanto tempo dura? Il principio sarebbe quello di sfruttarne al massimo nel tempo le potenzialità rispetto all’utilizzo che ne viene fatto, considerando anche l’uso del sistema più appropriato. In realtà quello che succede è spesso l’abbandono di un hardware funzionante, rimpiazzato da uno più potente ed aggiornato, senza riconsiderazione o ulteriore possibilità di utilizzo; a ben vedere, una vita piuttosto breve. A volte la causa della dismissione è il guasto di un solo componente, oppure la lentezza del sistema, o il semplice desiderio di un pc nuovo, o ancora l’imposizione “forzata” per cessata produzione di materiali di consumo legati al tal prodotto (come per le stampanti).

Il problema è che spesso il pc inutilizzato viene abbandonato in cantina, o in discarica – con un impatto ambientale a volte non indifferente, se si pensa alla pericolosità dei materiali impiegati e al loro eventuale “smaltimento improvvisato” – invece di essere destinato ad un nuovo uso; la questione si accentua se si pensa alla frequenza delle sostituzioni hardware al giorno d’oggi, che contribuiscono all’aumento degli scarti informatici. In questo senso si stanno diffondendo, soprattutto tramite internet, gruppi di “raccolta hardware” che promuovono nuova destinazione d’uso di vecchi pc. Questi gruppi mettono a disposizione tutte le informazioni per far confluire il materiale presso la loro sede, e contribuire all’iniziativa, tornando a dare nuova vita a questi obsoleti computer, che solitamente vengono assemblati di nuovo o riparati, e donati a scuole, associazioni no-profit e riutilizzati; normalmente viene installato il sistema Linux, in versioni “leggere” per adattarsi al meglio alle prestazioni.

In casi di riutilizzo come questi si abbattono diversi costi, dallo smaltimento spesso oneroso per chi dismette, all’acquisto di hardware per chi beneficia di questo servizio. Alcune associazioni portano poi questo hardware in Paesi del terzo mondo, per promuovere ove possibile, l’istruzione e l’utilizzo di questi strumenti. Questo processo di rigenerazione di norma è possibile per quel tipo di hardware che maggiormente ha uno standard: i citati personal computer, che sono più diffusi e facili da assemblare. Per quanto riguarda il resto del mondo hardware (portatili, macchine fotografiche, cellulari, telecamere ecc.) il problema del riutilizzo è legato alla percentuale di diffusione del prodotto specifico, e alla relativa disponibilità di pezzi di ricambio usati (in quanto i nuovi sono fuori produzione), come batterie, obiettivi, schermi LCD.

Superando questi problemi, a volte si modifica leggermente l’uso nativo di un oggetto per sostituirne un altro, come ad esempio un vecchio cellulare con batteria esaurita e non più ricaricabile, connesso alla corrente e utilizzato al posto di una linea fissa casalinga; ancora, qualcuno potrebbe utilizzare vecchie telecamere per realizzare un sistema di sorveglianza artigianale… Sempre per supportare le iniziative di riutilizzo, sarebbe necessario valutare, prima di ogni dismissione, il possibile reimpiego e a seconda decidere a chi destinarlo, prima di mandarlo definitivamente in discarica, luogo in cui tutti i materiali pericolosi, se non trattati in tempo possono disperdersi nell’ambiente durante lo smaltimento e il recupero delle materie prime. Occorrerebbe quindi anche porre attenzione alla tipologia di discarica cui si affida il proprio “pattume informatico”. C’è da sottolineare che comunque questo procedimento complesso, dalle informazioni reperite su internet, è spesso ben gestito e regolamentato. Tale processo viene eseguito dai Consorzi di smaltimento, che provvedono tramite personale qualificato e “fisicamente protetto” al disassemblaggio, alla separazione dei vari componenti di plastica, metallo e vetro, nonché alla riduzione in polvere dei restanti materiali da riciclare, e al loro invio nei centri di riciclo, riducendo di fatto il volume di scarto da eliminare.

In conclusione, viste le diverse possibilità e la miglior destinazione nel trattamento, prima di abbandonare e dimenticare un hardware in cantina o di gettarlo in discarica, pensate alla possibilità che questo oggetto possa essere destinato ad una nuova vita.

Maurizio

 

TG DV


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