CannabisRepressione

Ha 5 grammi di erba e una piantina: arrestato e messo ai domiciliari in attesa del processo

la foto del sequestro diffusa dai Carabinieri

Tre carabinieri in orgogliosa posa davanti ai fotografi mostrano il materiale sequestrato nella brillante operazione: una piantina di cannabis dentro a un secchio, un paio di forbici, una tazza (!), e tre o quattro banconote. Il titolo per i giornali locali è pronto e ripetuto da tutte le testate con ossequio: “continua imperterrita l’attività di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti”.

Questo è quanto successo a Castelvetrano, in provincia di Trapani, dove nell’abitazione di un uomo di 49 anni è stata trovata una piantina di cannabis, un pacchetto contenente 5 grammi di erba e non meglio specificato “materiale atto alla coltivazione. al confezionamento e al taglio dello stupefacente”.

L’arrestato – racconta il comunicato dell’Arma –  dopo le formalità di rito e su disposizione della Procura della Repubblica di Marsala, veniva sottoposto agli arresti domiciliari, in attesa di giudizio direttissimo dove è stato convalidato l’arresto ed applicata la misura dell’obbligo di firma.

Tragicomica la chiusura del comunicato, che sostiene come l’operazione condotta «riconfermi l’ingente flusso di stupefacenti presente anche a queste latitudini, che è opportuno combattere con la repressione giudiziaria e con la consapevolezza della collettività tutta».

“Ingente flusso di stupefacenti”, associato ad una sola pianta di cannabis è una definizione che farebbe ridere ovunque, ma ancor di più nel trapanese, dove le coltivazioni di cannabis da parte della malavita si assestano su decine di migliaia di piante per campo. Dove le mafie, che controllano produzione e vendita della canapa, l’anno scorso hanno ucciso due persone per difendere le piantagioni.

Invece ci tocca assistere a membri delle forze dell’ordine che esultano per aver arrestato e messo ai domiciliari un uomo adulto che si coltiva una pianta per il proprio uso personale e – magari – per evitare proprio di contribuire a finanziare le mafie stesse, che hanno nell’ottusità del proibizionismo il proprio migliore alleato.

 





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