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Abbiamo passato indenni la Million Marijuana March, la Cannabis Tipo Forte 2008, il CanaPisa 2008 e molte altre manifestazioni antipro, nel Paese si respira un clima molto ostile, i centri sociali continuano a fare antiproibizionismo, i canapai fanno il proprio lavoro e crescono di numero, si moltiplicano i siti di informazione antipro, come quelli di vendita di semi e growshop on-line, anche le tre riviste del settore come Dolce Vita continuano la loro crescita e così progetti originali come CanapaLive, insomma c’è la vita reale che va in una direzione, e distante anni luce, la legge e quello che descrivono i media e i politici che rappresentano.

Il giorno dopo la Million Marijuana March, il quotidiano la Repubblica ha scritto al riguardo un trafiletto di poche righe dove si descriveva la manifestazione come un corteo “di centinaia di persone”. Senza cadere in una sterile disputa sui numeri, è palese osservando le foto e ascoltando le testimonianze di chi era presente, (compresi i giornalisti di SKY, del manifesto e di liberazione e altri) che la finalità del piccolo articolo era distorcere la realtà, molto diversa: decine di migliaia di persone, oltre le previsioni degli stessi organizzatori, hanno sfilato per le strade del centro di Roma. La Cannabis Tipo Forte è stata oggetto di attacchi su tutti i fronti da parte dell’Udc di Casini, con conferenze stampa e contestazioni dai contenuti piuttosto sterili. La realtà: tremila visitatori in tre giorni coloriti e festosi, trascorsi senza problemi.

E’ vita dura per i consumatori, per i malati che devono curarsi con la canapa, per tutti coloro che usano sostanze. Si finisce in galera per pochi grammi di qualsiasi sostanza, nessuna distinzione, la legge equipara un consumatore che possiede 50 grammi della propria erba, (biologica e fatta in casa) a qualunque spacciatore di qualsiasi sostanza. Questo si riflette anche sui giornali che pubblicano articoli diffamanti, raccontando di brillanti operazioni antidroga, dove spesso il ritrovamento è di pochi grammi di sostanza e un accanimento giudiziario e mediatico contro il consumatore. Questo come abbiamo visto nello scorso numero di Legalize It, ha dei costi altissimi: sociologici, amministrativi, forze dell’ordine e danni incalcolabili per i consumatori eccessivamente vessati, grazie alla legge sulle droghe attualmente in vigore. Il pensiero comune è che in Italia abbiamo toccato il fondo dal punto di vista dei diritti dei consumatori, e che peggio di così non si può andare.

Al momento di scrivere, c’è già da ricredersi anche su questo perché nel recente “pacchetto sicurezza” c’è un emendamento approvato postumo, nel quale si esclude la sospensione della pena per detenzione di stupefacenti; questo vuol dire che un consumatore arrestato per pochi grammi non può ottenere di rimanere fuori dal carcere nel tempo di dimostrare di essere solo un consumatore. Senza contare i sequestri di auto: infatti se ti fermano a guidare ubriaco o sotto l’effetto di un’altra sostanza ti viene sequestrata l’auto, ma non per pochi mesi, ti viene sequestrata per sempre, e diventa proprietà dello Stato.

Mai terreno più prolifico, invece per la criminalità organizzata che commercia sostanze stupefacenti, i prezzi sono altissimi, la richiesta delle sostanze più lucrose come la cocaina è in forte crescita, l’informazione sulle droghe da parte dello Stato è inesistente, il proibizionismo sta moltiplicando i guadagni delle mafie. Questo è confermato da tutti i dati ufficiali. Gli operatori del settore sono lasciati allo sbando dai tagli dei fondi e dalle norme che hanno allargato molte mansioni strettamente statali, alle comunità di recupero, soggetti privati e interessati a “certificarsi” in casa propria la tossicodipendenza di un soggetto che dovrà rimanere a disposizione, si trarrà profitto dal suo lavoro e la comunità prenderà dei fondi per questo “soggiorno”.

Il principio errato non è il lodevole lavoro svolto dalle comunità, ma i metodi “muccioliani” adottati da alcune di esse ed il fatto che possano certificare la tossicodipendenza dei propri ospiti, compito spettante esclusivamente alle strutture pubbliche (Sert) prima della legge Fini-Giovanardi. Inoltre la ciliegina sulla torta, le dichiarazioni del sottosegretario Giovanardi, con delega alle droghe, ci anticipano che è intenzione del governo censurare le manifestazioni dissidenti con le politiche sulle droghe del governo stesso. Loro continuano con le loro posizioni conservatrici, oscurantiste, censorie, noi tutti con le nostre differenze continuiamo a seminare speranza attraverso la nostra “guerrilla culturale” autonoma e spontanea, coscienti del fatto che qualsiasi modo di reinventare la vita diventa moda o si trasforma in voti per una nuova partitocrazia…

 





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