«Nonno, ma tu e la nonna come siete riusciti a stare insieme ed amarvi per 65 anni, senza perdervi mai?»

«Caro mio, io e la nonna siamo nati in un’epoca in cui le cose rotte si aggiustavano e non si buttavano via.»

Noi invece non aggiustiamo più niente. Spesso, purtroppo, nemmeno i rapporti personali. Il consumismo si è impossessato delle nostre vite in tutto e per tutto. Così quando una cosa non funziona più, la si cestina senza nemmeno prendere in considerazione di ripararla. A volte è più conveniente (almeno all’apparenza) comprarne una nuova. Spesso ciò che scartiamo lo si potrebbe ancora utilizzare per molto tempo, ma noi lo consideriamo già obsoleto. Vecchio, dunque brutto. E avanti di usa e getta.

Le grandi multinazionali naturalmente promuovono senza tregua tale modus operandi e noi ci lasciamo fare il lavaggio del cervello giorno dopo giorno, abboccando regolarmente alle loro esche.

Nel mondo dell’abbigliamento questo meccanismo perverso si manifesta all’ennesima potenza. Spendiamo soldi per acquistare la nuova t-shirt firmata e alla moda, che ci regala se va bene qualche secondo di finta felicità sintetica… e contemporaneamente, così facendo, contribuiamo alla distruzione del pianeta Terra. Oltre al danno anche la beffa.

Cambiamo rotta, invece di cambiare vestiti.





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