2016-07-26 02.57.05 pmDi recente discutevo con un amico riguardo alla situazione del “cannabusiness” italiano, ovvero tutto il settore (legale) che ruota intorno al mondo della Canapa (growshop e distributori, seedbank, fiere ed eventi, riviste e siti web, ecc). Un mercato che negli ultimi anni è cresciuto in maniera esponenziale e non accenna a fermarsi.

Con un po’ di malinconia, concordavamo sul fatto che forse la golden age di questo settore sia già passata: la corsa esasperata all’apertura di nuovi negozi, il cinismo e l’opportunismo fine a se stessi nell’avvio di nuove attività, la competizione malsana tra piccole aziende e in generale la smania di fare soldi (e sempre di più) con la Cannabis, purtroppo sta compromettendo un mondo che, forse in maniera ingenua, pensavamo diverso e più sano degli altri.

Certo è che non vogliamo né possiamo rassegnarci al fatto che anche questa pianta sacra (e tutti i suoi derivati e tutti gli articoli necessari per coltivarla e poi consumarla), diventi una merce qualsiasi.

Queste righe sono indirizzate ai protagonisti del presente e futuro del settore che ci vede partecipi e di cui anche Dolce Vita fa parte da tempo.

Cerchiamo tutti di guardare un po’ oltre allo scontrino di fine giornata, alla fattura o allo stipendio di fine mese: la Canapa merita di meglio.





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