La falena della canapa eurasiatica è un lepidottero appartenente alla famiglia delle Tortricidae e alla tribù dei Grapholini. Questo insetto ha il potenziale per essere un parassita significativo della cannabis sativa, in particolare nelle colture utilizzate per produrre infiorescenze e semi.

Negli anni 60 del secolo scorso, questo parassita ha provocato notevoli danni alle coltivazioni di cannabis sativa, determinando perdite notevoli dell’ordine dell’80% di tutta la produzione, sia in Europa meridionale che in Europa sud-Orientale. In Italia la coltivazione sta avendo un ottimo successo: nel 2017 sono stati coltivati circa 3000 ettari in grande prevalenza per seme, merito soprattutto della legge sulla Canapa del 02/12/2016 n.242. L’obiettivo è quello di rilanciare la filiera agricola e industriale della canapa sul territorio italiano creando una grande opportunità per i giovani agricoltori e imprenditori.

Nonostante il nostro Paese fosse stato sino a cinquant’anni fa secondo al mondo dopo la Russia come superficie coltivata e primo per la qualità dei prodotti ottenuti (fibra), l’attuale aumento della superficie lavorata segnerà probabilmente anche un innalzamento della popolazione del lepidottero parassita, che si incontrerà più facilmente nel raccolto.

Bisogna sottolineare comunque che infestazioni economicamente dannose si presentano prevalentemente in presenza di coltivazioni estese e ripetute.

La falena è associata a piante della famiglia delle Cannabaceae. Attualmente è presente in Europa centrale e meridionale, Asia minore, Iran, India del nord, Cina orientale, Corea, Giappone e Nord America (invasivo dal 1943). Nell’ex URSS è distribuita nel sud della parte europea (Moldavia, Ucraina, Caucaso settentrionale). In Italia è presente su tutto il territorio a esclusione delle isole maggiori (fonte Faunaeur).

Morfologia e biologia

La falena della Canapa compie dalle 2 alle 3 generazioni l’anno, sverna come larva matura, è specie polifaga e attacca molte Cannabaceae: Cannabis sativa L., Humulus japonicus, Cannabis ruderalis, Humulus lupulus L., Polygonacea e Polygonum L.

Gli adulti maschi misurano 11,5 mm e le femmine 15 mm. È presente un evidente dimorfismo sessuale. Le ali anteriori sono di colore marrone chiaro e rosso bruno, con il margine alare che presenta delle striature nere; al centro del margine interno sono presenti quattro strisce gialle oblique, la frangia è di colore grigio scuro con riflessi metallici.

L’uovo è di colore giallo chiaro, trasparente, ovale, di 0,6 mm di lunghezza e con guscio sottile e rugoso.

La larva è di colore giallo, misura dagli 8 ai 13 mm di lunghezza e la pupa (Crisalide) è marrone chiaro per 5-7 mm di lunghezza.
La falena della canapa sverna come larva dell’ultima età in stoppie, erbacce e semi a volte immagazzinati. In aprile si interrano nel terreno sotto le piante ad una profondità di 5-10cm e in 16-20 giorni mutano in crisalide. Le falene adulte emergono all’inizio di maggio e migrano di notte verso nuovi campi di canapa da colonizzare. Le femmine depongono 350-500 uova, sia sulla pagina inferiore delle foglie che su quella anteriore e per un 10% sugli steli.

Gli adulti vivono meno di due settimane. Le uova si schiudono da cinque a sei giorni a 22-25 °C o da tre a quattro giorni a 26-28 °C. Le larve vivono sulla pagina fogliare inferiore delle piante ospiti, provocando tipiche erosioni del mesofillo con il rispetto delle nervature e conseguente intensa scheletrizzazione delle foglie per diversi giorni, prima di perforare i gambi, nutrendosi del midollo. In seguito, i bruchi di seconda e terza generazione divorano germogli, fiori e soprattutto i semi.

Le larve vanno in diapausa a settembre/ottobre in funzione della temperatura e del fotoperiodo. La durata del giorno sotto le 14 ore induce la diapausa. Il danno principale è dovuto alle gallerie scavate all’interno degli steli e dei fusti dalle larve che ne provocano la rottura cibandosi del midollo, provocando prima l’arresto della crescita e poi attacchi fungini (Macrophomina phaseolina) e virali con la morte della pianta. La perforazione degli steli induce il cancro del gambo, che diventa strutturalmente debole. Gli steli che supportano le cime molto fiorite spesso si rompono a livello di queste lesioni. Le larve che perforano i rami più piccoli causano l’appassimento delle parti distali delle piante.



Piani di lotta
Per ottenere i risultati migliori nella lotta alla Falena della Canapa è necessario adottare un approccio integrato in grado di sfruttare tutte le tecniche e gli strumenti che possono essere utili a ridurre l’impatto di tale parassita.
La canapa è la tipica coltura primaverile da rinnovo, che da un lato richiede un’accurata preparazione del terreno, dall’altro lascia una cospicua fertilità residua.

L’adozione di buone pratiche agronomiche possono avere un ruolo attivo nel controllo dell’infestante, ad esempio un’aratura profonda autunnale ridurrebbe la popolazione di larve svernanti, la distruzione dei residui colturali dopo il raccolto, la triturazione di gambi e radici espongono parassiti svernanti e agenti patogeni sia ai loro nemici naturali sia all’azione dell’ambiente, la rotazione delle colture è un’altra pratica agronomica impiegata e consigliata.

Con le nuove tecniche agronomiche e di impianto e l’adozione di reti e teli protettivi, si evita che le intemperie e i parassiti arrechino dei danni al raccolto. Nonostante il costo di tali materiali sia attualmente proibitivo per la maggior parte dei contadini, c’è da dire che il sistema diminuisce il rischio imprenditoriale e aumenta la possibilità di pianificazione futura.

Nel 2009 l’Unione Europea ha emanato importanti normative, tra queste la Direttiva 128/2009 che stabilisce per tutto il territorio europeo un quadro normativo per un uso sostenibile dei pesticidi al fine di ridurne i rischi e l’impatto sulla salute umana e sull’ambiente. Tali regole promuovono l’uso della difesa integrata o di alternative ai mezzi chimici di sintesi come la gestione biologica delle colture, utilizzando i pesticidi quando il danno economico è evidente e contrastando il fitofago non con prodotti di sintesi ma il più possibile naturali.

Uno studio di ricercatori americani ha quantificato la possibile esposizione a pesticidi e ad altri residui chimici attraverso il fumo di cannabis: le esposizioni ai consumatori di cannabis sono sostanziali e possono rappresentare una significativa minaccia tossicologica in assenza di una regolamentazione adeguata. (Journal of Toxicology 2013, Article ID 378168). I consumatori dovrebbero sempre più preoccuparsi dei potenziali rischi per la salute derivanti dal consumo o dall’assunzione di prodotti contenenti prodotti chimici.

L’uso di trappole a feromoni per il monitoraggio delle popolazioni è un sistema ammesso in agricoltura biologica per la cattura e il monitoraggio dei lepidotteri dannosi per le piante. Possono servire per catturare pochi esemplari di insetti al fine di avere un quadro chiaro delle minacce esistenti, oppure per la cattura massiva degli esemplari maschi con lo scopo di diminuire le possibilità di accoppiamento e riproduzione.
Abbiamo poi il Rotenone: un insetticida e acaricida naturale, a largo spettro d’azione, estratto dalle radici di piante tropicali della famiglia delle Leguminose, i Piretroidi naturali e non, come il Sumitrin, spesso utilizzato in associazione con il Metoprene, una neotenina che agisce come regolatore della crescita (IGR), inibendo lo stadio di sviluppo delle uova e delle larve. Inoltre si fa ampio uso di spray fogliari con olio di Neem, la cui efficacia è stata ampiamente dimostrata. Altre misure biotecnologiche riguardano il Bacillus thuringiensis, un pesticida biologico che contrasta le larve di alcuni lepidotteri tra cui anche la Falena della Canapa e l’impiego di nematodi e funghi entomopatogeni, mentre l’uso di trappole luminose meccaniche abbassano la popolazione degli adulti.

La lotta biologica, tecnica che sfrutta i rapporti di antagonismo fra gli organismi viventi per contenere le popolazioni di quelli dannosi, può essere condotta con differenti strategie alternative. Non esiste una strategia più valida delle altre: ogni metodo va inquadrato in uno specifico ambito applicativo in relazione alla biologia delle specie interessate, alle peculiarità climatiche e ambientali in cui si opera. Per questo scopo si utilizzano i nemici naturali della Falena, un dittero chiamato Tachinidae Lixophaga variablis, utilizzato in special modo nel Nord America, ma che potrebbe trovare largo impiego anche in Italia. Riguardo gli Imenotteri, conosciamo circa 20 specie tra parassiti o parassitoidi, ma quelli che hanno dimostrato essere più recettivi sono un Braconidae parassitoide del genere Macrocentrus e il Trichogramma evanescens (Trichogrammatidae), specialmente in combinazione con il Bacillus thuringiensis.

Giulio Brescia
Entomologo e Consulente Ambientale c/o Ausl Romagna, ha collaborato con diverse testate giornalistiche nazionali su varie tematiche.





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