Doveva essere un referendum e si è trasformato in un plebiscito popolare che non lascia spazio a dubbi: i veneziani non vogliono le grandi navi in laguna.

“Vuoi che le navi da crociera restino fuori dalla Laguna di Venezia e che non vengano effettuati nuovi scavi all’interno della Laguna stessa?”, era il quesito riportato sulla scheda della consultazione, priva di valore legale e promossa dal comitato “No Grandi Navi” e altre associazioni il 18 giugno scorso. E Venezia ha risposto in massa con un sonoro “SI”.

I gazebo sono stati letteralmente presi d’assalto, con diverse code e persone che non sono riuscite a votare. Alla chiusura dei seggi i risultati dicono che hanno votato 18.105 persone, per l’80% veneziani, il resto “foresti” o turisti stranieri. L’esito appariva già scontato prima del voto, ma le proporzioni hanno stupito gli stessi organizzatori che non aspettavano più di 12mila votanti.

Contro le Grandi Navi da crociera in Laguna hanno votato 17.874 persone, pari al 98,72%. A favore delle Grandi Navi e quindi contro il quesito si sono espresse 180 persone, pari allo 0,99%. Una piccola percentuale le schede nulle o bianche, lo 0,28%.

Per l’attivista Tommaso Cacciari: “E’ uno schiaffo anche al sindaco Luigi Brugnaro”, mentre Luciano Mazzolin, uno dei leader della protesta, ha espresso la sua soddisfazione spiegando che: “Adesso mettiamo tutte le schede negli scatoloni e le portiamo al ministro Graziano Delrio, che da Roma pretende di decidere le sorti di Venezia. Vediamo se questa volta le istituzioni, che da cinque anni non ci danno retta, finalmente si sveglieranno”.

Il riferimento è al fatto che la consultazione si è svolta il giorno dopo che il ministro dei Trasporti Graziano Delrio aveva annunciato, proprio a Venezia, in occasione dell’inaugurazione del nuovo Terminal Passeggeri dell’aeroporto Marco Polo, che la soluzione alla questione delle Grandi Navi sarebbe “vicina”, aggiungendo che si sarebbe “a un passo dalla meta”, senza specificare quale sia l’obiettivo del governo ma limitandosi a precisare che: “Vogliamo evitare al massimo l’impatto ambientale sulla laguna vista nel suo complesso, ma vogliamo anche che l’economia veneziana continui ad usufruire dell’indotto delle crociere”.

Il problema è che l’impatto ambientale su Venezia ed il proseguimento delle crociere sono in perfetta antitesi, come era già stato deciso a suo tempo dal decreto Clini-Passera che cinque anni fa vietò il passaggio delle navi di stazza lorda superiore alle 40mila tonnellate.

Da allora nulla è cambiato“, dicono i promotori del referendum sottolineando che: “Le compagnie di crociera hanno dimostrato di contare ben più dei ministri e dei loro decreti, della Città, dei sui abitanti, della salute dei cittadini e del buon senso”. Le grandi navi da crociera infatti continuano ad entrare dalla Bocca del Lido, a passare davanti a San Marco, a imboccare il Canale della Giudecca e a raggiungere lo scalo di Marittima per attraccare a far sbarcare i turisti in città.

E’ l’Italia che dice no, fatta dalla cittadinanza attiva che torna a preoccuparsi del proprio territorio e che non accetta più che in nome di interessi economici superiori si calpestino la storia, la cultura e l’ambiente.
E’ l’Italia dei NO TAV e dei NO TAP e a chi ancora si chiede se rischiamo la sindrome Nimby dove a rimetterci è la collettività nazionale, rispondiamo con le parole di Tommaso Montanari, storico dell’arte, paesaggista e professore universitario diventato recentemente presidente dell’associazione Libertà e Giustizia, che, a proposito della TAP, in un’intervista a Micromega ha spiegato: “Il punto è stabilire cosa sia interesse nazionale, e in quale modo vada realizzato. Si tratta di bilanciare interessi legittimi. Qui non c’è stato alcun bilanciamento. Se avessimo avuto più Nimby – cioè più cittadinanza attiva, più amore per il proprio territorio e più legalità – avremmo un Paese migliore, non peggiore”.





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