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Il governo prova a lanciare la repressione contro i canapa shop

Una circolare del governo inviata a tutti prefetti d’Italia chiede che per “le preminenti ragioni di tutela delle salute e dell’ordine pubblico messe in pericolo di siffatte sostanze” vengano implementati i controlli ai negozi che vendono cannabis light come azione di “sensibilizzazione” dei commercianti

Il governo prova a lanciare la repressione contro i canapa shop

Dalla fine di febbraio del 2023 i controlli e le perquisizioni ai negozi che propongono prodotti a base di canapa si sono intensificati, con diverse segnalazioni che sono arrivate in redazione. Se all’inizio non si capiva a cosa fosse dovuta quella che appariva come un’operazione concertata, ora possiamo dire che si tratta di una nuova iniziativa del governo Meloni che, sotto la veste della “sensibilizzazione degli operatori commerciali”, sta invece portando avanti una vera e propria operazione di repressione con perquisizioni continue ad attività completamente legali.

LA DIRETTIVA DEL MINISTERO DELL’INTERNO PER INTENSIFICARE I CONTROLLI AI CANAPA SHOP

Risale infatti al 16 febbraio la nuova direttiva del ministero dell’Interno Matteo Piantedosi che è stata inviata a tutti i prefetti d’Italia chiedendo che vengano implementati i controlli ai negozi che vendono cannabis light come azione di “sensibilizzazione” dei commercianti.

Secondo il ministro Piantedosi infatti, “le preminenti ragioni di tutela delle salute e dell’ordine pubblico messe in pericolo di siffatte sostanze impongono di mantenere alta l’attenzione” proseguendo gli interventi già sperimentati. Quali? “L’azione di sensibilizzazione degli operatori commerciali chiamati a conformarsi al chiaro dettato normativo della materia” (che è chiaro solo per ministro dell’Interno, ndr) e “la mirata e coordinata azione di controllo”. Non solo, perché il ministro invita le forze dell’ordine, i prefetti e la magistratura a condividere “ulteriori iniziative volte a implementare le strategie di intervento già in atto”.

TRA SENSIBILIZZAZIONE E REPRESSIONE

In pratica, facendola passare come un’opera di sensibilizzazione, il ministero dell’Interno ordina “una ricognizione di tutti gli esercizi e le rivendite presenti sul territorio” facendo riferimento alla direttiva del maggio del 2019, quella emanata quando Salvini era ministro dell’Interno.

Nella nuova direttiva, così come in quella vecchia, non solo vengono citate esclusivamente le sentenze a favore della proibizione della cannabis light, ignorando deliberatamente quelle di segno opposto, ma alcune vengono anche strumentalizzate. Un esempio su tutte: nella circolare del ministero dell’Interno viene scritto che “si sono pronunciate sulla quesitone anche le SS.UU. della Corte Suprema di Cassazione che hanno escluso, in maniera perentoria, l’applicazione della legge 242 del 2016 (la legge sulla canapa industriale, ndr) al commercio della cd. ‘cannabis light’”. Ed è una bugia, perché le sezioni unite della corte di Cassazione hanno detto una cosa diversa e cioè che sono da considerarsi reato “le condotte di cessione, di vendita, e, in genere, la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della Cannabis Sativa L, salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante”. Sta tutto in quel “salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante”, a partire dal fatto che secondo la convenzione tossicologico-giuridica il limite sotto al quale non è riconosciuta efficacia drogante al THC è pari allo 0,5%.

LA PRONUNCIA DEL TAR IGNORATA DAL GOVERNO

Non solo, perché nessuno al ministero sembra essersi accorto che nel frattempo c’è stata una pronuncia importante del Tar che ha annullato il decreto che avrebbe inserito la canapa tra le piante officinali limitandone l’uso a semi e fibra. È la prima sentenza che mette nero su bianco che non si possono limitare gli usi della canapa ad alcune parti per un generico principio precauzionale che va invece motivato con dati scientifici.

Il Tar però non si è limitato ad annullare il comma incriminato del decreto, ma ha espressamente citato sia la recente sentenza del Consiglio di stato francese, che ha di fatto reso legale il commercio di CBD e cannabis light in Francia, sia la sentenza della Corte di Giustizia europea che sottolineava che i prodotti legali a base di CBD di uno stato membro devono poter circolare liberamente in tutta Europa.

Ma fa anche un passaggio in più parlando espressamente delle infiorescenze: “In estrema sintesi, il Conseil d’Etat, pronunciandosi sulla legittimità del provvedimento nazionale di divieto, sottolinea, anzitutto, che una siffatta misura restrittiva deve essere giustificata alla luce dell’obiettivo di sanità pubblica perseguito e risultare proporzionata ai rischi per la salute connessi alle sostanze vietate, osservando, in proposito, che i suddetti rischi dipendono dalle quantità di THC effettivamente ingerite a seconda dei prodotti consumati e dei modelli di consumo, così da concludere che, allo stato dei dati scientifici, il consumo delle foglie e dei fiori delle varietà di cannabis con un tenore di THC inferiore allo 0,3% non crea rischi per la salute pubblica tali da giustificare un divieto generale e assoluto della loro commercializzazione”.

L’ultimo paradosso che andrebbe sottolineato è che, mentre da una parte il governo agisce con questa direttiva, con le perquisizioni alla fiera della canapa di Roma, o con la proposta di legge che vorrebbe vietare la commercializzazione della cannabis light senza mai averla esplicitamente autorizzata, dall’altra nella manifestazione di interesse per la produzione di cannabis medica gestita dal ministero della Difesa, ha selezionato 6 aziende tra quelle anche andranno avanti nelle successive fasi, e 3 di queste sono dedite anche alla produzione di cannabis light.

Insomma, che si mettano d’accordo. Ad oggi la cannabis light è lecita perché venduta come prodotto ad uso tecnico, ricavato da piante legali, così come sono completamente legali le aziende agricole che la coltivano e le attività che la rivendono, che pagano tra l’altro fior fior di tasse. Se il governo vuole vietare la commercializzazione, deve prima autorizzarla, ma visto che non vuole procedere in questo senso, che è poi la strada del buon senso che sta adottando tutta l’Europa, allora che continui con la repressione, senza però mascherarla come sensibilizzazione.



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