Lorenzo Fontana, Ministro per la Famiglia e la Disabilità

Manca ancora la nomina formale ma non ci sono più dubbi. Alla guida del Dipartimento per le politiche antidroga (Dpa) si è insediato il Ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana. Nonostante le smentite che nei giorni scorsi erano arrivate dal Movimento 5 Stelle, il politico ultra-cattolico della Lega sarà il delegato in materia da parte del governo giallo-verde. A testimoniarlo un decreto del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Sul decreto si legge chiaramente che: “A decorrere dal 14 giugno 2018, al Ministro senza portafoglio Lorenzo Fontana, di seguito denominato Ministro, sono delegate le funzioni del Presidente del Consiglio dei ministri in materia di famiglia, ivi comprese le adozioni, minori, disabilità e politiche antidroga“. Funzioni che sono meglio specificate all’articolo 5 dello stesso decreto: “Al Ministro sono delegate le funzioni relative alla promozione ed all’indirizzo delle politiche per prevenire, monitorare e contrastare il diffondersi delle tossicodipendenze e delle alcooldipendenze correlate, di cui al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza”.

Lo stesso Fontana sembra d’altra parte aver già preso possesso del sito internet del Dpa, visto che in occasione della Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di stupefacenti, è comparso a tutta pagina il suo primo comunicato ufficiale con il quale annuncia la «ferma intenzione di valorizzare l’importante esperienza del Dpa che potenzierà, sia a livello nazionale che internazionale, le azioni di prevenzione, in collaborazione con le amministrazioni centrali e periferiche, per offrire servizi di supporto sempre più capillari sul territorio nazionale».

L’attribuzione delle politiche antidroga al leghista Lorenzo Fontana è una notizia pessima. Una sciagura che riporta l’orologio della politica italiana indietro di diversi anni, al tempo in cui alla guida del dipartimento sedeva il braccio destro di Carlo Giovanardi, Giovanni Serpelloni. Il ministro Fontana non promette nulla di meglio, dato il suo profilo politico-culturale e le prime dichiarazioni rilasciate in materia, attraverso le quali ha ribadito di sostenere la tolleranza zero nei riguardi del consumo, proposto percorsi riabilitativi e lavori socialmente utili per gli utilizzatori di ogni sostanza. Ha sostenuto inoltre che l’aumento dei consumi sia la prova che in Italia non c’è abbastanza proibizionismo e confermato la sua contrarietà ad ogni ipotesi di legalizzazione della cannabis.

Formalmente al capo del Dpa non sono riconosciuti compiti di indirizzo politico e legislativo sul tema delle politiche sulle droghe. Leggendo sullo stesso sito del Dipartimento ad esso spetta l’indirizzo sulle azioni di contrasto alla diffusione dell’uso di sostanze stupefacenti; la collaborazione con le strutture di recupero; l’elaborazione dei dati sul fenomeno e la comunicazione istituzionale del Governo in materia di politiche antidroga. Tuttavia sembra molto difficile credere che, dopo una nomina del genere, il governo Conte saprà attuare finalmente quelle riforme che l’evidente – e ormai riconosciuto a livello internazionale – fallimento del proibizionismo richiederebbe, a cominciare dalla depenalizzazione del consumo e della autoproduzione di cannabis, che il Movimento 5 stelle ha ribadito di sostenere solo pochi giorni fa.

Non bisogna crearsi illusioni sulle possibilità che Fontana, una volta insediatosi, potrà stupirci positivamente. Non sarà così. Se alcuni movimenti per i diritti lo hanno già ribattezzato ministro alle politiche medievali c’è un perché. Dai diritti civili, alla concezione della famiglia, dall’aborto alle politiche sulle droghe, tutte le sue idee riportano ad un oscurantismo che per anni abbiamo creduto fosse per sempre superato in Europa. Non resta che sperare in qualche – difficile – sussulto parlamentare e affilare ancora una volta le armi dell’informazione e dell’attivismo dei movimenti contro il proibizionismo. Sarà una lunga legislatura.

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