Mark Zuckerberg

Internet viene universalmente considerata come una delle cose migliori che siano capitate all’umanità negli ultimi decenni. Ma solo un terzo della popolazione mondiale ha attualmente accesso a una connessione per navigare sul web. I nerd della Silicon Valley hanno deciso di risolvere la questione trovando il modo di portare Internet a tutti coloro che ancora non ce l’hanno.

Circa un anno fa, Facebook ha lanciato l’iniziativa Internet.org insieme ad altre compagnie, tra cui Samsung. Il suo obiettivo dichiarato è quello di favorire l’accesso a internet anche nelle aree più povere del mondo attraverso l’abbattimento dei costi di produzione della componentistica e una più oculata gestione della trasmissione dei dati da parte delle applicazioni web. Google, da parte sua, a inizio di giugno ha acquisito per 500 milioni di dollari la compagnia Skybox, che si occupa di immagini satellitari “intelligenti” (servirà per migliorare Maps e offrire nuovi servizi come previsioni del tempo più accurate). L’acquisizione segue e integra tecnologicamente quella, avvenuta in aprile, di Titan, compagnia che costruisce droni da alta quota che possono funzionare come minisatelliti per fornire connettività nelle aree remote del mondo. Google aveva soffiato Titan a Facebook, che sembrava essere sul punto di comprarsela per prima. La compagnia del motore di ricerca, inoltre, già da un paio d’anni ha lanciato il progetto Loon, che consiste in un network sperimentale di palloni aerostatici in grado di portare l’accesso a internet anche in luoghi all’apparenza inaccessibili.

Un accesso alla rete gratuito e globale non è una priorità per nessun governo e per nessuna agenzia internazionale, ma lo è per le due aziende che dell’internet di questi anni sono il simbolo: Google e Facebook.

La connettività globale rischia, tuttavia, di trasformarsi in connettività totale. Totale nel senso di totalitarismo tecnologico come lo intende Jaron Lanier: non un disegno preciso, ma una tendenza di alcune superaziende della Silicon Valley nel dominare un mercato che diventa sempre meno plurale, dietro la quale si nasconde un’ideologia secondo cui la diffusione delle tecnologie digitali, l’accesso alla rete e un approccio computazionale ai problemi del genere umano sono un qualcosa di intrinsecamente positivo. Zuckerberg, il principale promotore di Internet.org, ha proposto infatti che la connettività sia considerata tra i diritti umani. Siamo arrivati al punto che Google e Facebook mettono in campo quelle che sono a tutti gli effetti agende politiche. Il punto non è se sia una buona idea affidare l’evoluzione della rete a una manciata di multinazionali (volenti o nolenti sarà quello che accadrà), il punto è capire a che cosa sono veramente interessate.

Non è detto che ciò che va bene per Google e Facebook vada bene anche per il resto dell’umanità. L’idea di un accesso minimo alle informazioni garantito per tutti gli esseri umani è sicuramente affascinante. Resta da vedere se sia compito di una multinazionale portare a termine un tale progetto. Con tutto l’accentramento di potere che ne consegue.





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