Pancho Pardi

Sei stato uno dei professori che hanno dato vita al movimento spontaneo dei girotondi. Puoi raccontarne brevemente la storia?
I Girotondi sono nati come un atto di ribellione alle leggi ad personam prodotte dall’anomalia italiana: il monopolista televisivo al vertice del potere politico. Hanno sempre avuto carattere pluralista e trasversale agli schieramenti tradizionali, ma sempre con un deciso orientamento di centrosinistra. Hanno avuto il limite, grave, di non voler mettere in discussione leadership e ruolo dei partiti. Quando hanno fatto un tentativo, spingendo Cofferati, non gli è andata bene. Ma è inutile dare addosso all’uomo, anche se oggi si deve riconoscere che era stato scelto quello sbagliato. Siamo costretti a sperare che il loro spirito sappia rinnovarsi in nuove iniziative del protagonismo civile.

Vedevo quel movimento come uno stimolo critico utile a svegliare l’opinione pubblica. Come se la società civile tornasse ad interessarsi ed indignarsi per lo stato in cui versava la politica italiana. Ora noto una forma più becera e qualunquista della stessa indignazione…
Non bisogna incoraggiare anche noi la già evidente forzatura mediatica che vuole mettere in evidenza solo le mancanze di stile. Si deve poi osservare che i mezzi d’informazione adottano sempre uno schema del tutto asimmetrico. Se i leghisti portano maiali a orinare sui luoghi destinati alle moschee e se per il presidente del consiglio i magistrati sono la metastasi della democrazia sono pochissimi gli organi di informazione che mettono in rilievo simili schifezze. Più in generale viene da chiedersi come una società possa affrancarsi dal becerume se il capo del governo offre al collega Putin lo spettacolo del Bagaglino…

Questa rivista uscì nel settembre scorso a tutta copertina con il logo del V-day di Grillo. Non credi ci sia però uno scarto di qualità tra il primo movimento della società civile e Grillo che manda i politici affanculo?
Certo i vaffa… di Grillo sono meno eleganti del Palavobis o di piazza San Giovanni 14 settembre 2002. Bisogna considerare che i cittadini più impegnati hanno subito negli ultimi anni delusioni cocenti e forse alcuni si sono anche ritirati. Altri si sono fatti avanti ma la loro percezione dell’impossibilità di decidere anche sulle cose che li riguardano potrebbe aver accentuato la tendenza ad adottare metodi sbrigativi di sintesi…

Molti erano i giovani che riempivano le piazze a settembre. Dal tuo particolare osservatorio di docente universitario e politico vicino ai movimenti, come giudichi il rapporto tra giovani e politica oggi? E rispetto a quando tu eri giovane ed attivista?
I giovani sono in maggioranza disinteressati alla politica, e questa fa di tutto per mantenerli in quello stato. Ma anche nel ‘68, benché sia stato senza dubbio un movimento di massa, quelli interessati più direttamente alla politica erano una minoranza.
Ho verificato questo: quando abbiamo avuto la creatività di proporre iniziative che non fossero solo del tutto politiche abbiamo avuto una risposta più positiva. E nell’ultima manifestazione di piazza Navona, l’otto luglio, mi ha colpito l’altissima partecipazione dei giovani.

Leggendo la tua biografia credo tu sia il senatore più di sinistra. Da giovane hai militato in Potere Operaio però hai preferito candidarti con Di Pietro anziché nella Sinistra Arcobaleno. Perché questa scelta? E Di Pietro che c’azzecca con la sinistra?
Prima di tutto la Sinistra Arcobaleno non ha nemmeno pensato di propormi una candidatura. Se l’avesse fatto sarei stato costretto a pensarci. In secondo luogo, ho seguito tutti i tentativi di costruire una sinistra diversa in questi anni, tutti regolarmente falliti a causa dei veti incrociati delle due classi dirigenti in competizione reciproca. In IdV sono stato eletto come indipendente e conto di esercitare un’attività utile nel mantenere aperto un rapporto con le diverse anime del protagonismo civile. Di Pietro non è di sinistra, ma nel corso della sua esperienza ha molto arricchito la sua sensibilità sociale. E di fatto oggi noi ci troviamo in una situazione in cui una parte dell’elettorato di sinistra guarda all’unica forza rimasta in Parlamento orientata a esercitare una certa irriverenza nei confronti della politica ingessata.

Da Piazza Navona in luglio hai lanciato la campagna ad personam “Mai Berlusconi al Quirinale”. Vuoi spiegarla?
E’ semplice. E’ inammissibile sotto qualsiasi profilo che un monopolista televisivo occupi la massima carica dello stato.

La sinistra è fuori dal Parlamento, il PD pettina bambole anziché far l’opposizione. Non credi che l’anti berlusconismo sia il vero sconfitto delle ultime elezioni?
No. Penso che il vero sconfitto sia il punto di vista “veltroniano” della vocazione maggioritaria: il modo più efficace per finire in minoranza.

Domande di rito: tua posizione rispetto alla legalizzazione delle droghe leggere.
Confesso di essere scarsamente sensibile al tema. Ma sono convinto che le droghe leggere non sono l’anticamera delle droghe pesanti. Penso che molti fattori sociologici e psicologici assai più potenti e diffusi spingano al consumo delle droghe pesanti.

Giudizio sulla legge Fini-Giovanardi e sulla liceità di coltivare poche piantine per uso personale.
Coltivare poche piantine per uso personale può essere un modo di scoprire le virtù del giardinaggio.

 





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