Carlo Giovanardi indagato dall’antimafia per rivelazione di segreti e minacce, Giovanni Serpelloni per concussione e turbativa d’asta. Rischiano una fine politica fragorosa i due zar del proibizionismo che per una decina d’anni erano riusciti ad accentrare tra le loro mani la politica sulle droghe in Italia, rendendola la più conservatrice d’Europa.

IL BRACCIO E LA MENTE DEL PROIBIZIONISMO. Il politico amante delle crociate più reazionarie e il medico organizzatore di eventi, riviste e siti internet utilizzati per dare credito scientifico alle idee più bislacche del parlamentare emiliano. Una bufala dietro l’altra: la supercannabis che è come l’eroina, quella geneticamente modificata, la teoria dei buchi nel cervello, le statistiche con i mirabolanti dati (smentiti da ogni altro ente di ricerca indipendente) su come la repressione avesse contribuito a diminuire i consumi di droga in Italia.

NOVE ANNI SULLA BRECCIA. Da nove anni le carriere di Giovanardi e Serpelloni sono intrecciate. Il primo da il proprio nome alle legge sulle droghe del 2006 (la Fini-Giovanardi) e in qualità di sottosegretario ottiene nel 2008 la delega alle politiche sulle droghe da Silvio Berlusconi, crea il Dipartimento politiche antidroga (Dpa) a capo del quale pone il medico veronese Giovanni Serpelloni. Tutto a gonfie vele per anni, convegni e bufale una dietro l’altra, fino all’inizio del 2014. Il 12 febbraio di quell’anno la Corte Costizionale dichiara illegittima la legge Fini-Giovanardi, passano due mesi e il 14 aprile Serpelloni viene dimissionato da capo del Dpa. I due si trovano così senza legge e senza posto di potere. E inizia la caduta.

LE ACCUSE A CARLO GIOVANARDI. Le accuse formulate in questi giorni a Carlo Giovanardi sono molto pesanti, si parla di favori a imprenditori legati alla ‘ndrangheta. Secondo quanto rivelato da L’Espresso, il senatore modenese avrebbe sfruttato il proprio ruolo di membro della Commissione antimafia per rivelare informazioni riservate a un’azienda modenese collusa con la ‘ndrangheta emiliana. Giovanardi, in pratica, avrebbe utilizzato notizie riservate e fatto pressioni indebite per salvare dall’interdittiva antimafia del prefetto una società di costruzioni modenese, esclusa dai lavori pubblici perché condizionata dalle cosche. È inoltre accusato anche di minacce per aver cercato in tutti i modi di consizionare l’attività della Prefettura e convincerla a ritirare l’interdittiva verso l’azienda in questione.

GIOVANNI SERPELLONI: SEMPRE PIÙ IN BASSO. Al buon Serpelloni è invece da un paio d’anni che non ne va una dritta. Dopo le dimissioni forzate da capo del Dpa il medico è tornato al suo precedente impiego di direttore del dipartimento dipendenze dell’Asl di Verona. Da dove è stato però licenziato in tronco a inizio 2015 per un contenzioso che aveva visto Serpelloni citare in giudizio l’Asl per rivendicare i diritti intellettuali su un software per la gestione dei dati sui consumi di stupefacenti. Sempre lo stesso software, denominato Sistema Mfp, porta all’arresto di Serpelloni, il 13 maggio 2016. È di pochi giorni fa la notizia della chiusura delle indagini sull’ex braccio destro di Giovanardi: andrà a processo con l’accusa di concussione e turbativa d’asta per aver intascato fondi illeciti e per avere, quando era a capo del Dpa, aver pilotato alcuni bandi di concorso.





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