Lo sterminio dei nativi d’America è una delle pagine più vergognosamente nascoste, mascherate e crudeli della storia recente. L’industria del cinema l’ha tramandata secondo i dettami di chi la alimentava e per molte generazioni, compresa la mia, non è stato facile documentarsi con obbiettività anche se personalmente, da bambino ho sempre tenuto agli indiani.

Una delle cose che non mi erano sfuggite ai tempi in cui la tv era ancora in bianco e nero e i film sui cow boy costituivano un must, era che il mercato degli schiavi allora particolarmente florido, si alimentava con uomini catturati in Africa e portati in America.

Io mi chiedevo perché non venissero utilizzati come schiavi gli uomini che già abitavano quelle terre; la ragione non è banale: nessuno è mai riuscito a rendere un pellerossa schiavo. Milioni di nativi americani sono stati uccisi dal raffreddore, perché non avevano difese immunitarie che li proteggessero dai batteri che i coloni portavano con sé, altri ingannati e ridotti ad abusare dell’alcool che i bianchi distribuivano generosamente loro come in seguito e con altri avrebbero fatto con droghe e psicofarmaci, ma mai e poi mai abbiamo visto un “indiano” schiavo!

Gli ideali che hanno fatto di questo straordinario Popolo una delle leggende che abitano il nostro immaginario collettivo, sono monoliti che sopravvivranno alla Casa Bianca ed al Colosseo, perché probabilmente avevano raggiunto un armonia ed una comunione con il mondo ed il suo Spirito, dalla quale noi siamo ancora molto lontani.
Un’altra leggenda dice che il cuore di Cavallo Pazzo sia sepolto a Wounded Knee, (luogo ove si è perpetrato un crimine contro l’umanità intera, non solo nei confronti delle donne e dei bambini barbaramente trucidati) ed attenda il ritorno del suo popolo.

La realtà poi la conosciamo tutti, tutti sappiamo chi comanda oggi in America e dei nativi ci giungono notizie frammentarie e filtrate; sappiamo ad esempio che molti furono impiegati nelle costruzioni dei grattacieli perché non conoscono la paura della vertigine e che qualche volta manifestano perché non vorrebbero che un oleodotto attraversi le terre a loro sacre e che noi invece continuiamo a profanare in onore ad ideali decisamente più effimeri di quelli che animano le proteste di chi li difendono. Questo è il tempo che viviamo e di cui siamo, o siamo stati, inevitabilmente complici.





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