Sono 13 gli imprenditori e gli agricoltori che hanno deciso di diffidare Giorgia Meloni. Il motivo è la recente pubblicazione del “Manifesto contro droga” pubblicato da Fratelli d’Italia, che abbiamo smontato punto per punto, all’interno del quale uno dei punti prevede proprio la chiusura dei cannabis shop.

Come avevamo sottolineato, è qui che si rivela qual è il vero intento di questo manifesto, e cioè la volontà di Fratelli D’Italia di intestarsi una battaglia che era stata della Lega e di Salvini in particolare. E quindi si prende il refrain della chiusura dei canapa shop (Salvini aveva annunciato che li avrebbe chiusi tutti quando era ministro dell’Interno, senza riuscirci), per superare la Lega a destra e intestarsi la battaglia. Tanto che nel 2019 Salvini fu denunciato per diffamazione da diversi negozianti. Quello che forse non hanno capito, è che i canapa shop sono negozi del tutto legali, aperti con tutti i permessi burocratici che un’attività commerciale richiede e che soprattutto vengono aperti anche da persone che sono di destra e che non riescono a spiegarsi come mai debbano essere perseguitati dalla politica che non dà risposte in tema economico nel momento di una crisi epocale, ma pretende anche di chiudere le attività economiche legali aperte con grandi sacrifici.

Ad ogni modo con il supporto di Meglio Legale, i proprietari di cannabis shop e aziende agricole si sono rivolti all’avvocata Cathy La Torre che ha sporto una diffida nei confronti di Giorgia Meloni: “La richiesta della leader di Fratelli d’Italia di chiudere queste attività commerciali, che operano con regolarità nel nostro paese, è infatti apparsa ingiustificata agli operatori del settore che denunciano il danneggiamento della loro immagine commerciale”, sottolineano infatti da Meglio Legale.

Dall’associazione ricordano poi che dal 2016 esiste una legge che disciplina la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa: dall’entrata in vigore di questo provvedimento sono nate centinaia di imprese nel settore che, a oggi, danno lavoro a circa 12mila persone con un’età media di 32 anni. Giovani imprenditori italiani impegnati nell’agricoltura, nella vendita al dettaglio, nella produzione di alimenti, cosmetici, materie prime biodegradabili e semilavorati innovativi per le industrie di diversi settori.

“Accostare un’attività legale e regolamentata ad attività assolutamente illegali e in mano alle mafie non può essere intesa come espressione di libero pensiero- ha spiegato l’avvocata Cathy La Torre – Si tratta affermazione in grado di cagionare un grave danno d’immagine aziendale per l’intero settore”.

Gli imprenditori che hanno diffidato Giorgia Meloni sono: Beatrice Vallorani, Youcann (Podenzano, PC); Lorenzo Dominici, Made in Canapa (Livorno); Pasquale Licito, Radici Farm (Marcianise); Silvia Tosto, Kingstone Grow shop (Trapani); Luca Marola, MABI 2 Sas (Parma); Federica Tebaldi, Pacini 72 Srls (Milano); Vittorio Picciaccio, CanapaFarm (Alatri, FR); Stefano Nocenti, Green Revolution (Arezzo); Simone Santirocco, Jointoyou (Bologna); Corrado Pitteri, Parsifal (Varese); Matteo Paratini, Brother Sas (Vignate, MI); Simone Criscuolo, King’s garden (San Vincenzo, LI); Andrei Toltis, Potspot Srl (Roma).





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