vittorio-agnolettoA 7 anni di distanza quel che accadde a Genova per il G8 è ancora una ferita aperta. A che punto si è arrivati nella ricerca di giustizia e verità?
Il 21 luglio sarà pronunciata la sentenza del processo Bolzaneto, proprio nel settimo anniversario di quelle giornate cilene e dell’assassinio di Carlo Giuliani. I pm hanno chiesto la condanna di 46 tra funzionari, agenti di Polizia, Carabinieri, Guardie Carcerarie, medici ed infermieri, accusati delle violenze ai danni degli arrestati e dei fermati nella caserma di Bolzaneto. Non essendo previsto nel nostro ordinamento il reato di tortura, la Procura ha chiesto la condanna per altri reati “minori”, per un totale di oltre 76 anni di reclusione. Sappiamo già che nessuno degli imputati passerà un solo giorno in carcere poichè la maggior parte dei reati sarà prescritta nel 2009. L’eventuale condanna dei responsabili sarebbe comunque un primo, tardivo risultato per l’affermazione della verità storica. Ma nella lista delle persone per le quali i pm hanno chiesto la condanna mancano i nomi dei vertici delle forze dell’ordine, senza il cui assenso non sarebbe stata possibile alcuna tortura. Per quanto riguarda il processo sulla mattanza alla scuola Diaz si stanno tenendo le arringhe dei difensori in questi giorni e l’udienza finale è prevista in autunno. Anche in questo caso difficilmente eventuali colpevoli finiranno in carcere.

Sembra un paradosso che tutti i responsabili dell’ordine pubblico in quei giorni, abbiano avuto un miglioramento di carriera, qualunque fosse il colore politico del governo in carica…
Lo ha ripetuto proprio pochi giorni fa Amnesty international. La gestione di quelle giornate è diventata un trampolino per fare carriera. Con le promozioni si nega la necessità di una commissione d’inchiesta, che dovrebbe proprio individuare le responsabilità delle catene di comando. La politica ha contribuito in maniera trasversale a questo scandalo. La destra garantendo l’impunità e modificando la prescrizione nasconde ogni sua colpa nella gestione di Genova; il Pd non vede l’ora di chiudere i conti con questa vicenda, tanto più che proprio il governo Prodi ha deciso di ospitare il prossimo summit alla Maddalena nel 2009. E la sinistra radicale è stata un pò troppo zitta di fronte alle promozioni dei vari Luperi, Canterini, Gratteri, De Gennaro…

Hai consegnato pochi mesi fa al Presidente della Repubblica il dossier delle violenze a Bolzaneto. Questo gesto sortirà un qualche effetto?
È un segnale di estrema importanza: per la prima volta la massima autorità dello Stato ha accettato di ascoltare la voce di chi chiede verità e giustizia sui fatti di Genova e ricevere una documentazione che dimostra le violenze e le torture commesse da persone in divisa che avrebbero dovuto difendere i valori della nostra Costituzione. Il capo dello Stato ha dichiarato di condividere la richiesta di verità e giustizia sulle torture avvenute alla caserma di Bolzaneto e su quanto accaduto nelle drammatiche giornate di Genova. E’ in ogni caso un gesto simbolico di rilievo.

Hai fondato la Lega Italiana Lotta all’AIDS. Non ti pare che sia calato l’allarme sociale su questo flagello?
Più che di allarme sociale parlerei di campagne di informazione, di accesso a presidi sanitari universalmente riconosciuti (preservativi maschili e femminili) e di politiche di riduzione del danno dall’uso di droghe. E’ questo che manca nel nostro Paese. Grazie ai farmaci antiretrovirali è fortemente aumentata la speranza di vita della persone sieropositive ma al contempo è aumentato il numero di coloro che possono trasmettere il virus Hiv. Per questo sarebbe essenziale un nuovo piano nazionale di prevenzione, rivolto alla società intera visto che da anni la trasmissione eterosessuale è quella prevalente.

Da sempre sei un antiproibizionista convinto. Le politiche di riduzione del danno e di decriminalizzazione del consumo in Italia non sono mai state seriamente affrontate dai governi. Oggi vedi qualche spiraglio possibile o prevedi tempi bui?
Manca uno slancio verso questo tipo di politiche, le istituzioni non hanno il coraggio di fare netti passi avanti in questa direzione nonostante ce ne sia sempre più bisogno. L’Europa è schierata da tempo a favore della riduzione del danno, che è uno dei quattro pilastri fondamentali dell’Oms in materia di droghe, insieme a prevenzione, cura e riabilitazione. Le politiche di riduzione del danno sono infatti politiche salvavita. Fino a pochi anni fa gli operatori italiani andavano all’estero a formare i colleghi sugli interventi di riduzione del danno e adesso ci troviamo con 62 stanze del consumo in Europa, mentre in Italia il solo parlarne ha scatenato polemiche ideologiche e senza alcun fondamento scientifico. Siamo in difficoltà a difendere interventi che davamo per scontati, come la distribuzione di preservativi in centri a bassa soglia o lo scambio di siringhe attraverso le Unità di strada. La realtà è che oggi dobbiamo difendere gli obiettivi raggiunti, visto che il governo di centrosinistra non è riuscito ad abrogare la legge Fini-Giovanardi. Mentre si spendono risorse pubbliche per portare in questura ragazzi ‘colpevoli’ di possedere qualche canna, mentre i narcotrafficanti ringraziano. I dati sull’aumento dei consumi in tutte le città italiane confermano questa tesi.

Domanda canonica: hashish o marijuana?
Io non sono un fumatore. Ma resto un convinto sostenitore dell’esigenza di una politica più permissiva, capace di non criminalizzare i consumatori e di punire i narcotrafficanti.

 

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