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"Genesi" – Perché Roccia Music non è la TDE italiana

roccia musicImmaginiamo di digitare “Hip Hop made USA” in un’ipotetica sezione “GoogleRap” tarata per dare risposte in base a skills, seguito e potenza mediatica dei protagonisti del mondo del rap. In questo momento i circa 65.800.000 risultati trovati in 0,25 secondi reciterebbero: Eminem, Kendrick Lamar, TDE, Kanye West, J Cole, Yeezus, Jay-Z, G.O.O.D. Music, Pusha T e così via dicendo.

Tolti Yeezy, Hov e Shady che hanno creato stili e correnti da cui in molti hanno attinto e che stanno (per carriera e penso per voto unanime) alla destra dei padri, la tendenza che si nota nel panorama americano è quella della nascita di agglomerati di rapper attorno a mood e concept espressivi molto simili. L’esempio più lampante è quello firmato TDE (Top Dawg Entertainment) per cui hanno firmato Jay Rock, Ab Soul, Schoolboy Q, Black Hippy e mister K Dot Kendrick Lamar. L’idea è quella di creare un proprio stile espositivo che si traduce in flow, metriche e strumentali tanto da poter riconoscerne al volo il sound. Altro esempio potrebbe essere la G.O.O.D. Music, anche se in questo caso vista e appurata l’influenza pesantissima di Kanye West risulta più facile pensare alla compagine come un’appendice di West piuttosto che un gruppo di rapper che seguono un mood e lo rielaborano personalmente rendendolo originale.

Genesi, almeno sulla carta, si presenta come il tentativo italiano di emulare questa tendenza. Genesi potrebbe anche essere azzeccato come titolo, perché implica l’essere all’inizio di qualcosa. Un rap che decide di ripartire da un anno zero e di seguire una strada nuova sfidando pareri, pregiudizi e confronti. Genesi è l’esperimento che vuole dare vita al progetto di un sound proprio che possa etichettarsi come originale e non ricalcato.

Musicalmente parlando il concept è stratosferico, ogni singola strumentale segue perfettamente il mood deciso e il filo conduttore risulta presente e forte – si nota chiaramente un assorbimento del sound trap americano contemporaneo. La parte negativa riguarda il rap. Come diceva Raige ormai anni orsono “Il rap o è fatto bene, o è fatto di merda”. In Genesi ci troviamo di fronte ad un lavoro in cui Marracash è dieci spanne sopra a tutti (se non di più) e  il resto del plotone è invece piuttosto inadeguato e non fa altro che evidenziare il gap tra chi ci sa fare e chi no. A questo punto l’idea è buona, il wave americano dovrebbe essere ricalcato anche nel flow e nelle metriche. Come accade nella TDE, in cui è Kendrick che detta l’input principale che gli altri rapper meno conosciuti e potenti seguono, anche nel caso italiano Marra dovrà mettersi nei panni della chioccia e accudire e accompagnare i meno esperti. Di confronti si tratterà spesso, visto che il panorama italiano si troverà sempre sotto l’ombra del mondo americano, sotto la sua forza e le sue innovazioni. Genesi è una buona idea, ma un prodotto di poco sopra la sufficienza.

Questo perché, volente o non, è un prodotto comunque prettamente rap, ma dove il rap non è l’assoluto protagonista, anzi. Probabilmente non influenza il fatto che tutti i componenti del roster abbiano avuto un background quasi completamente differente: l’ideale superficial-materialistico è il filo conduttore delle liriche delle Rocce, che in alcuni casi cozza completamente con le realtà cantate fino a qualche anno fa. Ciò non toglie, comunque, che crescendo e maturando si possano cambiare prospettive e che il raggiungimento di un certo successo personale possa modificare quasi radicalmente le proprie priorità. Ad ogni modo, il team è compatto nell’incentrare il concept su un fine edonistico, alzando il tiro fino al parossismo: viaggio sul Ferrari mentre stappo un Moet; il mio flow è Givenchy, i miei testi Givenchy. Con buona pace dei trascorsi di Luchè, ad esempio, viene da chiedersi se Attila e Fred de Palma possano vantarsi di avercela fatta per meriti artistici, ma verremmo smentiti dalle rispettive discografie.

Roccia Music è, per chi non lo ricordasse, il titolo di due mixtape nati a cavallo tra il 2005 ed il 2011 dalla mente di Marracash. Laddove il primo rappresentava un lucido affresco del movimento underground del tempo, rinvigorito dopo anni di stanca, il secondo era già figlio della nuova ondata rap in Italia. Ma di quell’epoca rap è rimasto ben poco in questo Genesi, non propriamente retaggio di quel periodo tutto italiano, quanto delle ultime tendenze negli States. Luchè è l’unico del roster a presenziare in entrambi i mixtape e in due anni è come se avesse messo da parte il suo passato personale ed artistico e il suo spirito di rivalsa: ce l’ha fatta, perché non ripetere ad libitum di indossare migliaia di euro in panni? In linea generale, se questo è un progetto rap, poco rimane dei rapper: Achille L è un personaggio sui generis e la sua omologazione al Roccia-mood è ancora di là da venire, ma pare l’unico ad avere spunti lirici e carismatici degni di nota, grazie soprattutto alla sua peculiarità di costruire e decostruire strofe. Per tutti gli altri, chiudere le rime potrebbe essere un espediente per ovviare alla penuria tecnica.

Insomma, se è già difficile pensare che il rap possa rimanere ancora per tanto tempo il genere culto di una nazione come la nostra, a maggior ragione è verosimile che la tendenza-Roccia Music, in quanto a suo modo ghettizzata ed elitaria, possa svanire in tempi più brevi.

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a cura di Mattia Polimeni e Nicola Pirozzi



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