Importante decisione delle autorità canadesi sul fronte della terapia psichedelica. Il Ministro della Salute, Patty Hajdu, ha concesso a quattro cittadini, da anni affetti da un cancro incurabile, l’accesso alla psilocibina per alleviare le loro sofferenze psico-fisiche all’approssimarsi del morte. Tale richiesta era stata presentata in aprile da TheraPsil, coalizione non-profit fondata nel 2019 da operatori sanitari, pazienti e cittadini interessati a promuove l’accesso legale alla psilocibina per motivi compassionevoli.
È la prima eccezione legale alle norme proibizioniste vigenti in Canada dal 1974 e potrebbe aprire le porte ad analoghi interventi terapeutici ben oltre le cure palliative. Lo prevedono gli stessi esperti di TheraPsil, che in un comunicato ringraziano «i tenaci pazienti canadesi che hanno abbracciato questa battaglia pubblica per l’accesso alla psilocibina e i parlamentari che hanno dimostrato coraggio sostenendo apertamente i diritti dei pazienti».

La notizia ha trovato ampia eco perfino sui media mainstream nord-americani, che non hanno mancato di sottolineare l’efficacia della psilocibina, per esempio, nel trattamento di dolori cronici e dell’ansia da fine-vita, ovvero in situazioni clinicamente disperate. È il caso di uno dei quattro pazienti interessati, per il quale i comuni ansiolitici non producevano più alcun effetto. Da notare che, per citare un solo caso, fin dal 1999 la Johns Hopkins University di Baltimora ha avviato con successo il programma di ricerca con la psilocibina per alleviare l’ansia della morte nei malati di cancro terminale. E se finalmente anche certi legislatori iniziano a prendere atto degli sviluppi della ricerca scientifica, non è più così utopistico pensare che a breve le terapie psichedeliche trovino applicazione concreta, compassionevole e legale.





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