Giappone, 11 marzo 2011. A seguito di un violento terremoto il Paese del Sol levante viene sconvolto da un terribile tsunami con onde fino a 40 metri che provoca ingenti danni alla centrale nucleare di Fukushima. Un tempo conosciuta come “Shinobu-no-sato,” villaggio di Shinobu, quel giorno la città acquista, suo malgrado, notorietà mondiale per i livelli di radiazione raggiunti, il peggior disastro dopo quello Chernobyl nel 1986.

Pio d’Emilia, corrispondente per SkyTG24, si trova a soli 300 chilometri da lì, così lascia Tokyo e si dirige verso nord per documentare quanto sta avvenendo. Da questa esperienza nascerà un libro, “Lo tsunami nucleare. I trenta giorni che sconvolsero il Giappone, e un docufilm realizzato con il regista anconetano Massimo Gagliardi, “Fukushima: a nuclear story”, da oggi disponibile gratuitamente su piattaforma Vimeo, nella duplice versione italiana e inglese.

A oltre due anni dalla messa in onda sui canali Sky Italia e sulle emittenti di 18 Paesi di 3 continenti, quel documentario è ora sotto gli occhi di tutti, o meglio, di coloro che hanno interesse a capire tutto quello che è stato, ma non è stato detto o è stato detto male a proposito dei rischi legati ai danni all’impianto nucleare. Cosa sarebbe potuto accadere, e solo per un caso fortuito non è accaduto. Almeno questa volta.

Tutti colpevoli, nessun colpevole, come in guerra; non c’è responsabilità se non c’è colpa, non c’è peccato se non c’è pentimento, recita la voce fuoricampo che apre il film il cui obiettivo dichiarato è, come è ovvio, esattamente il contrario: ricostruire, come nel caso dei migliori reportage giornalistici, lo stato dei fatti e evidenziare crepe e criticità affinché il futuro non registri altre tragedie.

La catastrofe, infatti, sarebbe potuta essere ben più grave, coinvolgendo Tokyo e, probabilmente, il Giappone intero, come dichiara lo stesso ex Primo Ministro, Naoto Kan.

Pio d’Emilia è stato il primo giornalista straniero ad essere entrato nella cosiddetta “zona proibita” e a raggiungere la centrale nucleare superando barriere che ne proibivano l’accesso, ha documentato i valori delle radiazioni sugli strumenti di rilevazione ed è stato testimone oculare degli effetti del disastro. Ma il valore della documentazione che si basa su un girato di 300 ore va oltre: utilizzando ricostruzioni grafiche e illustrazioni manga, “Fukushima: a nuclear story” allarga l’obiettivo sull’intero Paese per spiegare le dinamiche storico-socio-politiche che hanno portato il Giappone, la terra più sismica al mondo, a istallare 55 reattori nucleari.

La messa in sicurezza di Fukushima e dell’area circostante è un’impresa ancora in corso, lungi dal vedere la conclusione – nonostante proprio in questi giorni siano state riaperte alcune spiagge nei dintorni – mentre chiare e ormai scritte sono le ferite che quella terra e le popolazioni locali hanno imparato a considerare come una parte dolorosa e non cancellabile della loro storia.





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