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Freedom to care: positività e benessere con i cerchi di condivisione

Freedom to care è il progetto nato a Bali per aiutare in particolare chi in questi anni di pandemia è stato bullizzato per le sue scelte differenti

Freedom to care: positività e benessere con i cerchi di condivisione

Per spiegare cos’è Freedom to care e perché funziona, la premessa che segue è necessaria. C’entra Bali, c’entra la pandemia e c’entrano i tanti che si sono sentiti maltrattati da istituzioni e conoscenti per aver fatto in questi ultimi due anni scelte differenti. Ma partiamo dall’inizio.

Quando la musica si è fermata sono rimasta in piedi, a Bali, gli altri avevano una casa dove tornare, una sedia su cui sedersi, io no. Avevo scelto la strada da 22 anni e così persi al gioco delle sedie e dopo due anni sono ancora qui, e alla fine mi sono seduta. Ho fatto dell’isola degli Dei la mia casa. Non è stato difficile, ovunque il mio sguardo si posi i colori sgargianti, il danzare del verde, l’armonia tra natura e cultura, mi rendono felice.

Sto studiando indonesiano, ho tanti nuovi amici, un nuovo compagno e anche due gatti. Non ho vissuto sulla mia pelle quasi nessuna delle restrizioni distopiche che sono state imposte in Italia. In Indonesia, a parte qualche breve lockdown all’acqua di rose e le zone turistiche ora desolate, la pandemia ha colpito prevalentemente tutti gli impiegati del settore turistico.

Fortunatamente la conversione di Bali al turismo è cosa di ultima generazione, e il testimone della staffetta di tradizione ha fatto giusto in tempo ad essere raccolto da tutti i nuovi disoccupati, i giovani sono ritornati ai loro villaggi d’origine e hanno ripreso a coltivare i campi di riso con le loro famiglie. A parte la mancanza di liquidità nelle tasche di molti, il senso di solidarietà tra le comunità, il ritorno al contatto con la terra, e l’impatto umano sull’ecosistema locale hanno giovato dalla pandemia.

Per il primo anno, sono riuscita a godermi il presente in questo luogo paradisiaco, facendo tutte le cose per cui non avrei mai fatto la coda, quando Bali era stracolma di turisti, poi, quando ho iniziato a capire che la pandemia iniziasse a venire utilizzata come mezzo per ridurre la libertà dei cittadini, nella mia nazione d’origine, l’Italia, e in altri, ho iniziato a informarmi e non ho ancora smesso. Purtroppo la conoscenza è un’arma a doppio taglio, sono felice di saperne di più su tanti argomenti, ritengo sia fondamentale per difendersi dalla manipolazione, fare ragionamenti, avere una prospettiva più amplia con cui osservare il mondo, ma, almeno per me, cercare di capire i retroscena delle imposizioni assurde messe in atto in Occidente, è stato come prendere la pillola rossa. Ora ho una visione più realistica del potere e i suoi tentacoli, e tremendamente meno ottimista sulla direzione in cui l’umanità si sta dirigendo.

Detto questo le lamentele sterili non si adeguano alla mia personalità, e così, da qui, da lontano, da un luogo che favorisce il benessere fisico e spirituale per natura, insieme a un paio di amici, ci siamo chiesti: cosa possiamo fare per aiutare?

LA NASCITA DI FREEDOM TO CARE

Primo piano di Darinka Montico di Freedom to care
Darinka Montico

Vasudev, dottorato in filosofia e facilitatore di cerchi di condivisione, e Jem, sociologo e professore di sustainable leadership all’università di Cumbria (UK) (autore del saggio virale “Deep Adaptation”, che ha ispirato la creazione di Extinction Rebellion) avevano già un’idea. Organizzare cerchi di supporto per chiunque in questo ultimo periodo avesse subito aggressioni mediche, chiunque si sia sentito ricattato, o fosse stato vittima di bullismo, sia istituzionale, che da parte di amici e conoscenti, semplicemente per aver messo in dubbio la propaganda di cui i corporate media hanno fatto da megafono negli ultimi due anni.

Ho sfruttato le mie conoscenze di webdesign per creare la piattaforma Freedom to care in cui tutti coloro, vaccinati o meno, che sentano di aver bisogno di uno spazio in cui confrontarsi liberamente, senza essere giudicati per le loro scelte sono benvenuti.

Io e un nuovo amico, conosciuto nei cerchi, Matteo Piva, facilitiamo i cerchi in Italiano, e Dean (NZ) e Vasudev facilitano i cerchi in inglese. È ormai più di un mese che abbiamo iniziato questo percorso, e personalmente la trovo un’esperienza potente che innanzitutto mi ha messo faccia a faccia con la gravità della situazione, ma soprattutto mi ha donato molto in termini di connessione col prossimo e consapevolezza.

FREEDOM TO CARE: PERCHÉ FUNZIONA

Alcuni partecipanti, hanno scoperto di non vivere troppo distanti tra loro, e sono nate amicizie sia virtuali che di persona. La maggior parte dei partecipanti si ripresenta a successivi cerchi, e così hanno la possibilità di approfondire le conoscenze e conoscere nuove facce. I cerchi sono confidenziali e strutturati in modo che si abbia uno spazio iniziale per condividere le esperienze personali su come i partecipanti siano stati colpiti in prima persona, ma l’obbiettivo, per quanto sia utile lamentarsi con chi ci capisce, non finisce lì: dopo una meditazione si apre un forum focalizzato sulle tecniche che abbiamo trovato individualmente per superare gli ostacoli, e ispirarci a vicenda.

Normalmente i partecipanti lasciano il cerchio alleggeriti e col sorriso. Tutto il nostro lavoro è completamente volontario, i cerchi sono gratuiti e non esiste una struttura gerarchica. Offriamo a tutti il manuale per diventare facilitatori e speriamo che molti dei partecipanti apriranno altri cerchi, come fossimo, un sasso buttato su un lago placido, i nostri cerchi concentrici ci aiuteranno a riportare umanità, travolgendo con quest’onda di compassione tutti coloro che oggi si sentono soli, per colpa di una politica che ha sacrificato i cittadini per i propri interessi.

a cura di Darinka Montico

TG DV


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