2014-08-07 02.23.31 pmLa sindrome di Isaac è un disturbo a causa sconosciuta, ma di solito attribuito a un disordine autoimmunitario dovuto ad autoanticorpi contro la giunzione neuromuscolare. Il risultato è un aumento del rilascio di neurotrasmettitori, che produce principalmente sintomi localizzati agli arti. Di solito i sintomi di esordio si manifestano prima dei quarant’anni. Il paziente avverte rigidità muscolare progressiva, contrazioni e fascicolazioni continue dei muscoli, sintomi che vengono descritti come i movimenti di “un sacco pieno di vermi” e che possono essere accompagnati da dolore. Ci possono essere anche crisi di aumentata sudorazione. Gli antiepilettici carbamazepina o fenitoina diminuiscono i sintomi, ma non esiste cura specifica.

Sulla rivista scientifica Clinical Neurology and Neurosurgery, neurologi dell’Università di Nantes in Francia riferiscono di un caso clinico di Sindrome di Isaac che ha risposto al principio attivo dronabinolo (THC). Un maschio di 56 anni presentava episodi di sudorazione profusa accompagnati da contrazioni muscolari che erano iniziati un anno prima del ricovero in ospedale. Le crisi di sudorazione si presentavano due o tre volte al giorno e duravano dai venti minuti a due ore, associate a intense contratture. Il peso del paziente si era ridotto da 70 chili a 55. Erano stati provati inutilmente vari farmaci, comprese immunoglobuline endovenose. Alla fine si decise di provare il THC come unico farmaco, titolandone progressivamente la dose per un mese fino a 20 mg al giorno.

Tre mesi dopo l’inizio del trattamento il paziente cominciò a migliorare. Dopo un anno le fascicolazioni erano completamente scomparse, non si presentavano più crisi di sudorazione e il peso era tornato a 65 chili. Inoltre gli anticorpi erano tornati a livello normale. Gli Autori riportano che “il drammatico miglioramento dura ancora da due anni”, e secondo loro “il meccanismo d’azione del dronabinolo è più immunomodulatorio che sintomatico”. Questo sarebbe quindi un caso documentato nel quale il THC si dimostrerebbe chiaramente curativo e non si limiterebbe a rilassare i muscoli e a risolvere il dolore. Si tratta inoltre, per quel che ci è noto, del primo caso di questa rara malattia a essere trattato con cannabinoidi.

Francesco Crestani
Medico chirurgo e presidente dell’Associazione Cannabis Terapeutica
www.medicalcannabis.it

fonte: Notiziario Aduc

 





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