Ben rientrati dalle vacanze, il tema portante di questo numero è la scuola, che ricomincia proprio in questo mese anche se, come diceva il grande Eduardo, gli esami non finiscono mai.

Anche “dietro il cancello” vi sono aule scolastiche ed insegnanti “di frontiera” che tengono corsi e lezioni cui, nella maggior parte dei casi, i detenuti partecipano per avere note di merito nella “sintesi” (il rapporto che viene consegnato al magistrato per chiedere l’accesso ai benefici che la legge riconosce a chi mostra segni di ravvedimento) e anche per godere di un tempo supplementare fuori dalla cella ove si è rinchiusi 22 ore su 24.

Non ho le competenze per esprimere più di una semplice opinione sul nostro attuale sistema scolastico, che 40 anni fa era considerato all’avanguardia, ma ogni volta che si parla di scuola ripenso ad una strofa di Eugenio Finardi che diceva «la scuola dovrebbe insegnare ad imparare», concetto che ritengo tutt’oggi valido e fondamentale.

Quando un Paese disinveste nel proprio sistema scolastico, le ragioni non sono certamente soltanto di natura economica. Un popolo ignorante è più facilmente manipolabile.
 Credo sia molto importante il linguaggio, oltre che ovviamente l’approccio didattico di coloro che per scelta o per caso si trovano ad affrontare una platea di alunni inquinati da preconcetti derivanti dal loro background; mi spiego meglio: se ad un camorrista non scolarizzato cerchiamo di far digerire i “classici” in modo accademico, difficilmente otterremo dei risultati soddisfacenti, mentre se parlandogli del Foscolo gli raccontiamo che fu latitante e che il fratello fu assassinato per debiti di gioco, certamente la sua curiosità sarà decisamente più stimolata.

Se sapesse che Dante, il Sommo poeta, fu condannato a morte proprio dalla Signoria di Firenze e che costretto all’esilio scrisse dei sentimenti eterni provati dall’animo umano in ogni tempo, allora capirà che la Cultura è un filo che può tenere uniti i confini dell’umanità.

 





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