fossil divestment

Grazie alla recente notizia proveniente da Copenaghen che sceglie di disinvestire quasi un miliardo di euro dalle fonti fossili, si torna a parlare di “divestment” per sensibilizzare gli investitori istituzionali e gli enti pubblici al disinvestimento da titoli azionari e denaro di imprese che estraggono e commercializzano carbone, petrolio e gas, ritenuti tra i maggiori responsabili dei cambiamenti climatici in corso.

A livello internazionale la campagna è partita negli Stati Uniti nel 2012 su iniziativa di studenti e alunni che hanno chiesto alle proprie università di disinvestire la liquidità da società implicate nell’estrazione e vendita di combustibili fossili. Ad oggi, più di 400 investitori istituzionali – tra cui università, ordini religiosi, fondi pensione, ecc. – e 2mila individui in tutto il mondo si sono impegnati ad azzerare o ridurre i propri investimenti nei combustibili fossili per un totale di oltre 2.600 miliardi di dollari. In questo senso quindi, la commissione finanze di Copenaghen ha accolto la proposta del sindaco Frank Jensen di disinvestire quasi un miliardo di euro in corone danesi togliendo questo denaro dalle fonti fossili. Ora l’ultima parola passa al consiglio cittadino.

La Danimarca è sempre stata all’avanguardia in termini di transizione verso le energie rinnovabili, impegnandosi a diventare la prima capitale al mondo a bilancio neutro di CO2 nel 2025 considerando quindi incoerente la scelta di investire denaro pubblico in combustibili fossili. In Danimarca, inoltre, l’efficienza dell’energia eolica è sorprendente e attualmente soddisfa all’incirca l’80% del fabbisogno nazionale. Il disincentivo agli investimenti su questo fronte è nell’agenda anche di altre città come Stoccolma, Amsterdam e Berlino, Oslo, Parigi e Newcastle in Australia. Nel mondo oltre 500 municipalità hanno iniziato a ridurre in varie forme i loro investimenti nelle fonti fossili.

E in Italia? Si stima che nel 2015 la richiesta dei combustibili fossili da parte dell’Italia sia aumentata così come quella di gas naturale e si vocifera inoltre di investimenti per l’ampliamento di un gasdotto. Nonostante questo la campagna è sbarcata in Italia con un flashmob organizzato dall’associazione #DivestItaly (www.divestitaly.org) lo scorso novembre in piazza Affari a Milano con l’obiettivo di inviare un chiaro messaggio: le azioni dell’industria fossile sono incompatibili con un pianeta sostenibile, quindi assumiamo una netta posizione contraria e non le finanziamo.

Le azioni delle istituzioni e di coloro che detengono il potere monetario hanno un’influenza primaria sui cambiamenti climatici e sociali che non è più possibile rimandare. Non basta l’impegno dei cittadini e dei singoli gruppi, è necessario che il buon esempio provenga dai cosiddetti “giganti”.





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