Finalmente si avvicinano spiragli di verità per il Burkina Faso. Blaise Compaoré, ex despota burkinabè, sarà processato in contumacia per l’assassinio del suo predecessore, Thomas Sankara, leader socialista e panafricanista ucciso nel 1987 per mano del colonialismo francese e dell’imperialismo.

Compaoré era il braccio destro di Thomas Sankara, ma venne corrotto dalle forze neocoloniali e fu complice del suo assassinio. Compaorè rimase al potere per 27 anni, distruggendo de facto le conquiste della rivoluzione sankarista come l’istruzione pubblica, la totale alfabetizzazione, la sanità pubblica, l’uscita della popolazione dalla povertà, la distribuzione delle terre, la riforma agraria, la sovranità alimentare, i diritti delle donne e importanti nazionalizzazioni.

Insomma, con Sankara il Burkina Faso (ossia “Paese degli uomini integri”) stava veramente intraprendendo una via decoloniale e anticoloniale che avrebbe fatto rinascere il “paese più povero del mondo”. Questo non piaceva alle forze coloniali e imperialiste, che non volevano un’esperienza rivoluzionaria di quel genere.

Il “Che Guevara d’Africa” schierò il suo paese tra i “Non allineati” nel contesto della Guerra Fredda. Il suo obiettivo era conquistare una vera indipendenza per porre fine alla “dominazione economica e culturale” della Francia, ma anche del capitalismo internazionale.

Nel 1987 il problema che pesava sul Burkina Faso era un debito estero di 794 milioni di dollari.  Il 29 luglio 1987 ad Addis Abeba, in un celebre discorso tenuto all’Organizzazione per l’Unità Africana, Sankara sostenne l’immoralità del debito, proponendo un fronte comune degli Stati africani per rifiutarsi di estinguerlo.

Il meccanismo del debito è un artificio che viene ancora usato dalle forze capitaliste per indebitare i paesi da loro stritolati. Forse le cose cambiarono veramente quando Sankarà dichiarò che non avrebbe pagato il debito del suo paese perché non era stato il Burkina Faso a crearlo.

Alla sua classe dirigente rivoluzionaria impose la sobrietà e lui stesso morì con pochissimi soldi. Promosse campagne di vaccinazione per le malattie mortali comuni, l’attenzione all’ambiente, la lotta al patriarcato e una politica economica volta a contrastare le misure neoliberiste imposte dalle istituzioni finanziarie internazionali.

Parole profetiche le sue quando disse: “Se il Burkina Faso da solo rifiuta di pagare il debito, non sarò qui alla prossima conferenza. Invece col sostegno di tutti, potremo evitare di pagare, destinando le nostre magre risorse al nostro sviluppo”. Gli altri presidenti presenti in sala applaudirono con entusiasmo, ma nessuno di loro poi aderì alle sue proposte, isolandolo. Tre mesi dopo questo discorso, il 15 ottobre 1987, Sankara venne assassinato in un colpo di Stato organizzato dall’ex-compagno d’armi e collaboratore Blaise Compaoré con l’appoggio di Francia, Stati Uniti d’America e militari liberiani. Oltre a ucciderlo, tentarono anche di cancellare la sua memoria, denigrandone l’immagine.

Compaoré è rimasto al governo del paese fino al 31 ottobre 2014 e ha sempre cercato di nascondere la verità sulla morte violenta di Sankara.

Nel 2006 il Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu ha chiesto al Burkina Faso di far luce sull’assassinio di Sankara con un giudizio imparziale, ma il 21 aprile 2007 il Consiglio stesso ha chiuso il dossier senza aprire altre inchieste.

Compaorè, che dal 2014 si trova in esilio in Costa d’Avorio, ha sempre negato il suo coinvolgimento nell’omicidio. Nel 2016 le autorità ivoriane non hanno concesso la sua estradizione, ma la verità si è sempre saputa e ora finalmente viene a galla. Il tribunale militare di Ougadadougou lo ha chiamato in causa insieme ad altre 13 persone, accusate di attentato alla sicurezza dello Stato, concorso in omicidio e occultamento di cadavere.

Fonte: Pressenza





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