Autoproduzione

Foresta commestibile: dal bosco alla tavola

Come avere un piccolo mercato a portata di mano con alimenti non trattati, di stagione, sempre freschi e a costo zero

Cesto di verdura appena raccolta

Accingendomi a raccontare un argomento affascinante e ancora poco conosciuto come la foresta o giardino commestibile, mi è subito tornato alla mente lo slogan di una storica azienda italiana specializzata nelle conserve alimentari. Sto parlando di payoff – così si chiama in gergo tecnico la frase che accompagna il logo – rimasto famoso, ovvero: “Come natura crea”. 

Qui infatti sta il senso della nuova frontiera dell’agricoltura naturale, riconosciuta a livello internazionale con il termine Food Forest: imparare dalla natura e rispettare i suoi tempi per godere dei suoi frutti. 

Nel concreto, così si intende il mettere insieme diverse piante con i criteri che si riscontrano in un bosco, al fine di ottenere gli stessi benefici – cibo, legna, medicinali – riducendo drasticamente non solo il lavoro umano, ma anche il consumo di acqua, carburante, concimi e antiparassitari. 

Nei boschi, infatti, le piante crescono rigogliose e in salute in modo spontaneo anche se nessuno interviene con potature, irrigazioni, concimi o trattamenti fitosanitari.

Oltre all’ovvia diminuzione dei costi, questa modalità alternativa di piccola produzione agro-alimentare implementa la biodiversità animale e vegetale, e la tutela ambientale, con tutto ciò che ne consegue.

Oggi la foresta commestibile più estesa al mondo si chiama Beacon Food Forest e si trova a Seattle, negli Stati Uniti. Sorge su suolo pubblico e i suoi frutti sono a disposizione di tutti i cittadini. La Picasso Food Forest è invece una delle prime sperimentazioni di foresta commestibile pubblica in Italia. Creata nel 2012 a Parma si estende su un’area di 5700 metri quadrati in cui trovano spazio 203 specie.

NON SOLO FORESTE, MA ANCHE GIARDINI COMMESTIBILI

La foresta commestibile è un sistema realizzabile ovunque, anche ai margini o all’interno delle città ove ci sia terra disponibile e non necessariamente ettari anche perché la coltivazione si estende pure in altezza e non solo in superficie. Qualora lo spazio sia circoscritto si parla di giardino commestibile. 

A differenza di un orto urbano, il giardino commestibile non richiede di essere seminato ogni anno. Come nella natura selvaggia, ci saranno piante che muoiono e piante che nascono. L’intervento umano in questo caso si limita a un minimo di manutenzione, andando a piantare e trapiantare una nuova pianta o integrandone di nuove dove si creano spazi più aperti.

In questo modo è possibile ottenere non solo cibo per tutto l’anno ma anche piante medicinali, piante aromatiche e legno per il consumo sostenibile di una piccola comunità che in uno stesso luogo ha così il proprio supermercato, la propria erboristeria e farmacia naturale.

Un’altra funzione di uno spazio verde del genere è quella di stimolare i nostri sensi. L’armonia che si crea attraverso i suoi profumi, colori e suoni, è importante per la nostra salute psico-fisica. 

In rete si trovano diversi interventi di coloro che stanno promuovendo questa realtà in Italia e un libro in particolare per saperne di più è Food Forest di Saviana Parodi Delfino (Terranuova Edizioni). Al suo interno si trovano le indicazioni per la realizzazione di un giardino commestibile con particolare attenzione al contesto del Mediterraneo e la lista delle piante consigliate.

La Food Forest è una soluzione sana e economica, una scelta per l’autoproduzione che limita l’intervento umano al minimo. Come natura crea, appunto.

A cura di Mena Toscano

TG DV


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