Rivelazioni omicidio TupacA quasi ventidue anni dalla morte di Tupac Shakur, avvenuta il 13 settembre 1996, a causa delle ferite riportate nella sparatoria, che lo vide coinvolto nella notte tra il 7 e l’8 settembre, importanti rivelazioni sull’omicidio emergono dalla confessione del rapper Keefe D.

A sollevare il polverone, a oltre due decenni dai fatti alla base di uno dei casi più clamorosamente irrisolti della storia, lo speciale tv di Netflix “Unsolved: The Tupac and Biggie Murders”. Tramite l’analisi di documenti della Polizia di Los Angeles e interviste, per lo più inedite, il documentario, andato in onda a maggio, cerca di sbrogliare l’intricata matassa attorno all’uccisione di Tupac Shakur e Biggie Smalls.

Tra le testimonianze utilizzate, anche quella di Duane Keith Davis, in arte Keefe D, rapper e membro della gang losangelina dei Crips. «Ero un boss di Compton, spacciavo droga, e sono l’unico vivo in grado di raccontare la storia dell’omicidio di Tupac. Sono stato inseguito per vent’anni e sto uscendo allo scoperto ora perché ho il cancro. Non ho nient’altro da perdere. Tutto quello che mi interessa ora è la verità», ha dichiarato Keefe D.

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La sua parole avvalorano la tesi della rivalità fra gang – con i Bloods, di cui Tupac faceva parte, contrapposti ai Crips – come causa scatenate della sparatoria. Tra le ipotesi più accreditate finora c’era quella che la sera del 7 settembre il boss della Death Raw Records; Suge Knight fosse stato coinvolto nel pestaggio di un membro dei Crips, Orlando “Baby Lane” Anderson, il nipote di Keefe D.

La confessione shock di Keefe D, registrata sotto garanzia di immunità legale, è, in realtà, andata in onda a gennaio 2018 nel documentario “Death Raw Chronicles”, senza alcuna conseguenza sugli esiti delle indagini. Secondo il suo racconto Terrence “T-Brown” Brown e lui, nei sedili davanti, con suo nipote Anderson e DeAndre “Dre” Smith, in quelli dietro, stavano girando per Vegas su una Cadillac in cerca di Tupac e di vendetta per il pestaggio. Sulla strada per il 662 Club, dove Tupac si sarebbe dovuto esibire, si stufarono di aspettare e decisero di andare a comprare dell’alcool, quando sentirono delle ragazze gridare il suo nome: «Tutte le tipe gridavano “Tupac!” e lui rispondeva “Hey”, come una celebrità a una parata. Se non si fosse sporto dal tettuccio, non lo avremmo nemmeno visto».

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Fecero un’inversione a U e si accostarono alla BMW guidata da Suge. Il resto è storia. Ma chi fu a premere il grilletto? Nel documentario “Death Raw Chronicles”, Keefe D si rifiuta di dirlo, ammettendo solo che «arrivò dai sedili posteriori». Tuttavia, un racconto più dettagliato di come andarono realmente le cose è contenuto nella confessione rilasciata sotto immunità, in cui il rapper ha spiegato: «Ho dato la pistola a Dre e lui: “no no no”, e Lane… gli ha sparato, si è allungato, ha tirato giù il finestrino e gli ha sparato».

Anderson, che ha negato per tutta la vita il suo coinvolgimento nell’omicidio di Tupac Shakur, è morto nel ’98, ucciso in una sparatoria a Los Angeles.

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