Fabrizio-CinquiniFabrizio Cinquini è stato assolto dall’accusa di coltivazione ai fini di spaccio di 24 piante di cannabis. Il giudice del tribunale di Lucca lo ha assolto perché il fatto non sussiste. Termina così l’ennesima persecuzione giudiziaria alla quale è stato sottoposto il medico di Forte dei Marmi, simbolo della battaglia per la libertà di ricerca sulla cannabis terapeutica.

A darne notizia è stato l’avvocato Carlo Alberto Zaina, suo difensore insieme all’avv. Stefano Franchi, che con un post su Facebook ha raccontato: «L’imputato era accusato di avere coltivato 24 piante. Abbiamo dimostrato attraverso la perizia effettuata che 16 di queste contenevano percentuali di Thc estremamente basse e, quindi, ho sostenuto -assieme all’Avv. Franchi di Lucca – che non si potesse parlare di offensività della condotta.
Rimanevano 8 piante che presentavano una percentuale del 5% per un Thc pari a gr. 19. Credo sia evidente che il giudice abbia accolto la tesi che un simile quantitativo (se mai Cinquini avesse inteso teoricamente porlo sul mercato) per il suo modico peso non potesse accrescere affatto sensibilmente l’offerta illecita. Tra 45 giorni comunque le motivazioni. Ora la gioia perché finisce l’incubo».

Fabrizio Cinquini era stato arrestato lo scorso 5 maggio quando i carabinieri, probabilmente avvertiti da qualche vicino, avevano trovato il medico intento a curare le piante contravvenendo l’obbligo di dimora al quale era sottoposto. Cinquini stava coltivando 24 piante di cannabis, 16 in vaso e le restanti nel terreno, in un campo posto a pochi chilometri dalla sua abitazione. Una coltivazione che il medico aveva sempre rivendicato e non effettuato di nascosto (al punto da ospitare alcune troupe televisive), in un terreno contornato di abitazioni.

Fabrizio Cinquini scoprì le proprietà terapeutiche della cannabis direttamente su sé stesso, quando lo aiutò a guarire dall’epatite C contratta mentre prestava servizio su un’autoambulanza. Da allora ha dedicato la sua attività allo studio della cannabis, selezionando e studiando le proprietà delle diverse genetiche esistenti. Nel 2014, dopo mesi trascorsi tra il carcere di Massa e la detenzione domiciliare, venne condannato a sei anni di reclusione e 30 mila euro di multa.

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