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Fentanyl in Italia: la strada è la riduzione del danno

Dal primo campione trovato in Italia dell'oppioide sintetico all'allarme lanciato dalle istituzioni: cosa sta accadendo

fentanyl
Una dose di eroina mischiata con Fentanyl è strada trovata a Perugia dall’Unità di strada della cooperativa Borgorete, che si occupa di riduzione del danno, dopo che un consumatore aveva notato un effetto più potente del solito.

Dalle prime analisi svolte il 29 aprile è appunto emerso che il campione era costituito da eroina al 50%, con un 30% di codeina, un 15% di diazepam e Fentanyl al 5%. Da lì è partita la segnalazione, che ha portato l’Istituto Superiore di Sanità a svolgere ulteriori indagini e si è arrivati all’allerta del 30 aprile diramata dal Dipartimento delle politiche antidroga “affinché sia rafforzata la rete di monitoraggio territoriale e aumentata l’attenzione in tutti i settori potenzialmente esposti”.

Dopo la notizia, il ministero della Salute ha segnalato agli assessorati alla Sanità di regioni e province autonome l’innalzamento dell’allerta chiedendo loro di informare con urgenza i servizi pubblici per le dipendenze (Serd) e le comunità terapeutiche affinché comunichino agli utenti i rischi.  L’allerta è salita al livello 3, il massimo, che riguarda “sostanze che possono provocare intossicazioni severe o morti”.

COS’É IL FENTANYL

Il Fentanyl è un’oppioide sintetico creato negli anni ’60. L’uso e l’abuso di questa sostanza hanno contribuito significativamente a quella che viene chiamata “l’epidemia di oppioidi negli Stati Uniti”. Secondo i dati del CDC, oltre 107mila persone sono morte per overdose di droghe negli Stati Uniti nel 2021, e circa il 66% di queste morti è stato legato all’uso di oppioidi sintetici come il Fentanyl. Questo oppioide è spesso mischiato, a volte senza che gli utenti ne siano consapevoli, con altre sostanze, aumentando il rischio di overdose. L’epidemia da oppioidi rimane una delle più gravi crisi di salute pubblica negli USA.

La situazione è talmente complessa che, già nell’estate di 3 anni fa, Johnson & Johnson, insieme a tre dei più grandi distributori farmaceutici a livello globale aveva raggiunto un accordo da 26 miliardi di dollari per risolvere le circa 3mila cause che erano state intentate loro da parte di governi statali, amministrazioni comunali e anche organizzazioni tribali, con l’accusa di aver fomentato la crisi degli oppioidi.

L’EVOLUZIONE DELLA SITUAZIONE A LIVELLO GLOBALE

Nel libro inchiesta di Ben Westhoff Fentanyl, Inc. si scopre come questo oppioide sia il protagonista di un vero e proprio narcotraffico mondiale che coinvolge reti di produzione illegale in Cina, multinazionali del farmaco e malavita organizzata. Di recente le cronache hanno riportato più volte i tentativi del governo americano di intervenire direttamente sulla produzione cinese dell’oppiaceo, cercando di fermare il fenomeno alla nascita, firmando un’intesa con il governo cinese.

Anche il fatto che la riduzione del danno sia stata inserita per la prima volta in una risoluzione della Commissione stupefacenti dell’Onu, ha a che fare con il Fentanyl. “Paesi che stanno affrontando questo dramma, come gli Usa, hanno proposto di seguire la strada della riduzione del danno. In Italia è già presente nei Lea, i servizi essenziali di assistenza, e speriamo che Mantovano, che era presente, porti a casa l’idea di investire più risorse nella riduzione del danno per rafforzarla”, aveva sottolineato Antonella Soldo che, con Meglio legale, ha seguito i lavori della Commissione.

PREVENZIONE E RIDUZIONE DEL DANNO

“La strategia del Sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano e l’allarmismo del Ministro Carlo Nordio sono ridicole semplicemente perché nel nostro Paese non esiste alcuna emergenza Fentanyl. Per fortuna”, ha ribadito più tardi la Soldo evidenziando che: “Di Fentanyl si è discusso molto nell’ultima sessione dell’Agenzia Onu sulle droghe (UNODC) tenutasi lo scorso marzo a Vienna. Se Mantovano avesse ascoltato le parole del Segretario di Stato Americano Antony Blinken, che da diversi anni si trova a fronteggiare una strage vera e propria- lì sì- che conta 140 mila morti all’anno, saprebbe qual è la strada giusta da seguire. Ovvero quella della riduzione del danno: Blinken ha detto che misure di prevenzione e riduzione del danno sono le uniche misure valide per salvare vite. In Italia la riduzione del danno è prevista dai Lea, dai servizi essenziali di assistenza della sanità pubblica, ma non la fa nessuno e non ci sono mai fondi per questo. Mantovano non deve inventarsi nessun piano originale: deve fare in modo che il governo di cui fa parte investa in questo servizio della sanità pubblica”.



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