Felice Maniero in una fota d’archivio

Lo scandisce chiamaramente l’ex boss Felice Maniero: «Ne sono certo, per un narcotrafficante il nemico principale è la legalizzazione». Parole chiare e nette, scandite in tv in occasione della intervista di Roberto Saviano per la serie “Kings of Crime”.

Felice Maniero negli anni ’70 fondò la cosiddetta Mala del Brenta, organizzazione criminale che per anni gestì il traffico di droga e armi in buona parte del nord-est italiano. Oggi, dopo aver pagato il conto con la giustizia, vive in luogo ignoto e sotto falsa identità.

Nella lunga intervista dedicatagli da Roberto Saviano particolarmente interessanti i passaggi sul traffico di droga. «Quindi lei da narcotrafficante avrebbe combattuto la legalizzazione?» chede il giornalista, prima che l’ex malavitoso risponda: «Oh! Guardi che hanno il terrore della legalizzazione eh! Tutti, non solo io!».

A quel punto Saviano domanda: «Ma lei sta ragionando sulla possibilità di legalizzare tutte le droghe, sia leggere che pesanti?». Con Maniero che argomenta: «No, io sto ragionando su come distruggere le mafie. A un prezzo che si pagherà ovviamente. Per le organizzazioni la legalizzazione sarebbe la ghigliottina. Mi chiedo come mai ancora non lo abbiano fatto».

Secondo l’ex boss quello che potrebbe sconfiggere le mafie sarebbe «un narcotraffico legale però controllato». Mentre Saviano chide come potrebbe funzionale, Maniero riflette: «Non è certo che uno va a prendersi un chilo. Deve tirar fuori i documenti, codice fiscale e tutto. E poi se uno Stato acquista la cocaina o l’eroina da un altro Stato, con 50 euro può comprarne 2 chili credo, perché non costa niente… e la può vendere anche a 100 euro, 200, tanto per dire, senza porcherie dentro».

In conclusione “faccia d’angelo”, come veniva chiamato negli anni del suo potere criminale sui giornali, afferma: «Ovvio che bisogna fare una cosa che è molto delicata, però visto che sono 50 anni che imperversa in tutto il mondo e in tutta Italia soprattutto – perché l’Italia è uno dei principali Paesi – perché non provano qua?».

Parole che ricordano molto da vicino quelle pronunciate recentemente dal figlio del leggendario narcotrafficante Pablo Escobar, e che in un paese più aperto dovrebbero essere quantomeno la base su cui sviluppare un’approfondita riflessione pubblica e politica. Ma che in Italia rimarranno, con ogni probabilità, carta straccia.





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