Dalla sua comparsa sul mercato fino a oggi, sono di due tipi gli ostacoli che la sigaretta elettronica continua a trovare nel suo cammino di sviluppo. Il primo è rappresentato dallo Stato italiano che ha sempre guardato alla sigaretta elettronica come fonte di mancato introito monetario rispetto al corrispettivo che ne deriverebbe dalle sigarette tradizionali, finendo col tassare a più non posso il vapore nel tentativo di recuperare il gettito fiscale e, forse, scoraggiarne l’uso. Il secondo freno è la gente, o meglio, le false credenze in cui inciampa. Infatti, basterebbe scendere per strada e chiedere ai passanti cosa pensano della sigaretta elettronica per registrare una serie di risposte a dir poco terrificanti. «Creano acqua nei polmoni! Sono più dannose delle sigarette normali! Causano tumori peggio del tabacco tradizionale!», prospettive catastrofiche alimentate da un’informazione che, negli ultimi anni, sembra aver individuato nel mondo della svapo il nuovo nemico della nazione. Ricerche dai toni allarmistici sono spuntate fuori come funghi, ricerche, sia chiaro, tutte basate sul condizionale (es: “La sigaretta elettronica potrebbe non essere così innocua”) che i media di ogni tipo non hanno perso tempo a rilanciare dopo averne ritoccato il modo verbale: dal condizionale all’indicativo è stato un attimo (es: La sigaretta elettronica fa male). Poiché buona parte della popolazione si ferma al titolo di una notizia e da quello deduce la propria verità, è facile capire quanto un’informazione così viziata possa aver confuso e spostato le convinzioni delle persone in merito.

Luoghi comuni
Tra tutti i possibili scenari apocalittici legati alla sigaretta elettronica, ce ne sono alcuni più in auge di altri: sembrano i ritornelli della grande canzone del mondo dello svapo, vengono canticchiati a memoria dai più senza davvero comprenderne il significato.

«La sigaretta elettronica crea acqua nei polmoni». Quanti di noi hanno sentito dire questa frase? Di sicuro molti. Questa affermazione sta alla base di un ragionamento che può sembrare logico, ma non lo è. L’idea è che se io aspiro vapore, questo si depositerà nei miei polmoni e, poco alla volta, li riempirà. Sembra logico, ma è falso. Questa diceria ha preso piede da un evento più unico che raro: una donna della Pennsylvania fu ricoverata dopo tre settimane di uso di sigaretta elettronica per insufficienza respiratoria. Si trattava di una reazione allergica al vapore inalato, rarissima, e il professor Fabio Beatrice dell’ospedale San Giovanni Bosco di Torino intervistato da Sigmagazine lo commenta così: «L’evento è da iscriversi nel capitolo delle allergie, non certo delle sigarette elettroniche […] Ogni anno negli Stati Uniti muoiono circa 200 persone per allergie alimentari ai gamberi o alle arachidi, ma nessuno mette sotto accusa il gambero o la nocciolina».
Niente acqua nei polmoni causata da sigarette elettronica dunque. Si è trattato di una grave reazione allergica, rarissima, con conseguenze devastanti per la povera donna. Ma nulla più.

«La sigaretta elettronica aumenta di più del doppio la possibilità di infarto». Questo è un altro falso mito creato da una ricerca americana. È stato chiesto a circa 70mila persone utilizzatori di sigarette elettroniche e sigarette tradizionali se avessero mai avuto un infarto. Ebbene, il 3,6% ha dichiarato di aver avuto un attacco cardiaco, per arrivare fino al 6% tra coloro che utilizzavano e-cig o tabacco ogni giorno. Nella ricerca, circa il 66% di coloro che svapavano fumavano anche sigarette normali.

La smentita a questa ricerca è arrivata sul Journal International de Medicine, in un articolo dal titolo altamente significativo: “Sigarette elettroniche e infarto: molto rumore per nulla?”. In soldoni, l’articolo mette in luce come i risultati emersi negli Usa non siano significativi e siano di portata estremamente limitata. Ad esempio, alcuni episodi cardiaci potrebbero essersi verificati prima che la sigaretta elettronica venisse introdotta in commercio. «Inoltre, il fatto che i vapers siano per lo più ex fumatori rende quasi impossibile distinguere ciò che sarebbe dovuto al fumo precedente o allo svapo».

«La sigaretta elettronica utilizza liquidi dagli aromi tossici». Ecco un altro evergreen! Una ricerca condotta dal team scientifico di Trusticert, coordinato dal dottor Emanuele Ferri, si è occupata di andare a studiare il livello di tossicità di questi aromi. Simulando l’utilizzo della sigaretta elettronica, i ricercatori hanno analizzato in vitro le incidenze sul sistema polmonare. Va sottolineato che la ricerca si è preoccupata di simulare le reali condizioni di utilizzo della sigaretta elettronica, così da ottenere risultati quanto più fedeli alla realtà delle cose. Ebbene, su tutti i 99 aromi (FlavorArt) presi in considerazione sono stati rilevati solo due picchi di circa il 10% di tossicità (Cocco e nocciola), mentre la media generale è stata del 2,5%. Sottolineiamo che anche i due picchi del 10% registrati restano ben al di sotto del livello di conseguenze che provoca l’esposizione al fumo di sigarette normali.

In conclusione
Se leggendo articoli sulla sigaretta elettronica anche voi siete arrivati a pensare che in fondo quella tradizionale non sia poi così male, è perché il tenore allarmistico dell’informazione accompagnato dal pressapochismo dell’analisi a corredo purtroppo funziona. L’antidoto sta nella scienza, l’unica in grado di ridimensionare o uccidere del tutto i mostri creati nel passato attraverso ricerche comprovate. Restiamo fiduciosi.





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