Il fenomeno delle “fake news” o “bufale” o che dir si voglia, ormai è fin troppo noto perché qualcuno di noi non vi sia incappato personalmente. I mezzi di comunicazione di massa alla portata di tutti, hanno reso ancora più facile intercettare dei flussi di notizie non verificati e, a volte involontariamente, diffonderli con effetto domino.

Essendo la situazione spesso fuori controllo e non essendo stata ancora affrontata efficacemente in ambito legislativo, l’utente medio si trova a dover fronteggiare delle problematiche tutt’altro che facili da risolvere.

Il problema è studiato ormai da decenni da esperti del settore. In particolare, diversi scienziati si sono concentrati sull’elaborazione di metodi di verifica delle informazioni il più affidabili possibile. Con i mezzi a loro disposizione, hanno quindi cercato di ricondurre a degli schemi identificabili, quelli che sono i più diffusi comportamenti degli ingannatori. Con questo scopo, sono emersi soprattutto due categorie di metodi di valutazione della veridicità, la prima basata soprattutto sull’approccio linguistico, mentre l’altra prettamente sull’analisi dati comportamentale legata alla rete. In pratica si tratta di identificare i comportamenti e gli schemi che vengono messi in atto più o meno volontariamente da parte di chi diffonde notizie ingannevoli.

Si deve tenere presente che oggigiorno la verifica delle notizie è un problema rilevante non solo per il singolo utente, ma per tutto ciò che concerne i flussi di informazione che circolano ormai in un batter di ciglio. Spesso e volentieri la struttura stessa della “bufala” porta a confondere il lettore e non fornisce adeguati mezzi di verifica, quali ad esempio una bibliografia completa ad aggiornata. Questo fa sì che ripercorrere le origini di una determinata notizia a ritroso per verificarne la veridicità sia sempre più complesso. Per questo gli studiosi si applicano per elaborare dei metodi che possano almeno dare una previsione della probabilità che un particolare articolo informativo (sia esso un reportage, un editoriale o altro) possa essere intenzionalmente ingannevole o meno. Questi strumenti sono spesso prerogativa di esperti del settore, come ad esempio giornalisti ed editori, ma si comincia ad agire per renderli quanto più fruibili possibili al pubblico, come mezzo di identificazione e difesa dalla mala informazione.

La proliferazione di contenuti generati dagli utenti e le tecnologie CMC (Computer Mediated Communication) come blog, Twitter e altri social media hanno la capacità dei meccanismi di distribuzione di notizie su larga scala, eppure gran parte delle informazioni sono di veridicità discutibile. Appare quindi chiaro come stabilire l’affidabilità delle informazioni online sia una sfida scoraggiante ma necessaria.

Quattro decenni di ricerche sulla rilevazione dell’inganno ci hanno aiutato a scoprire quanto gli umani siano in grado o meno di rilevare bugie nel testo. Purtroppo i risultati mostrano che non siamo così bravi, infatti, nel migliore dei casi, solo il 4% vi riesce efficacemente. Soprattutto questa scarsa capacità delle persone di riconoscere autonomamente una notizia falsa ha portato i ricercatori e gli sviluppatori ad esaminare diversi modi automatizzati per valutare il valore di verità del testo potenzialmente ingannevole in base alle proprietà del contenuto e agli schemi della comunicazione mediata dal computer.

In conclusione la combinazione dei vari approcci di analisi ha permesso di raggiungere un’affidabilità predittiva anche di oltre il 90%, ma questo non basta, dato che le persone che diffondono notizie false (volontariamente o meno) sono molto più numerose di quelle che hanno la capacità e la volontà di applicare questi mezzi.

Lo spirito critico rimane purtroppo un bene raro nel mondo moderno, dove tutti hanno a portata di mano un universo di informazioni, ma ben pochi sanno come gestirlo. Nel complesso, come linee guida generali, bisognerebbe sempre mantenere la mente aperta al dubbio, senza sfociare nella paranoia o in teorie complottistiche tutt’altro che fondate. I mezzi per comprendere se una notizia è vera o meno vi sono, tutto sta a saperli e volerli usare. Soprattutto quando si tratta di argomenti che hanno fondamenta scientifiche, ognuno di noi può, di propria iniziativa, andare a fare degli approfondimenti e delle verifiche su appositi motori di ricerca come Google Scholar, PubMed, ScienceDirect e via dicendo. La biblioteca è aperta e gratuita per tutti. Sta a noi decidere cosa e come leggere.





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