Gary PickeringLa storia di Gary Pickering, pensionato 73enne dello Utah (nella foto), è piuttosto singolare. Alla fine degli anni ’80, infatti, a causa di un divorzio, Gary ha dovuto lasciare l’abitazione alla moglie e ai loro sette figli e, di punto in bianco, si è ritrovato senza casa ed ha vissuto all’interno della sua carrozzeria. Inutile dire che questa esperienza lo ha segnato profondamente e, dal momento che il suo negozio si trovava in zona industriale, ha avuto modo di conoscere molti senzatetto che dormivano in auto o in magazzini abbandonati ed ha cominciato ad aiutarli.

Queste persone, ricorda Gary, non avevano più un posto dove vivere, ma non volevano nemmeno andare nei dormitori, perché lì i cani non erano ammessi o perché di notte si rubavano le scarpe o altro, e preferivano cercare ripari di fortuna. “Per un certo periodo”, ha raccontato alla stampa locale, “c‘erano fino a 4 persone che vivevano davanti al mio negozio. Era il 1988, che è stato un anno particolarmente rigido e hanno vissuto nel mio furgone per tutto l’inverno”.

Ma per Gary la vera svolta è arrivata nel 2009 quando, mentre guidava l’automobile, ha visto un senzatetto che girovagava in cerca di un luogo per dormire ed ha iniziato a chiedersi cosa avrebbe potuto fare per aiutarlo. Gli venne l’idea di realizzare un riparo appositamente per lui ed ebbe l’intuizione di una “micro-casa” leggera e trasportabile, ma anche abbastanza resistente da proteggerlo dalle intemperie. Arrivato a casa, si mise subito al lavoro e costruì una specie di “bozzolo” in compensato, largo 60 cm e lungo poco meno di 2 metri. “Ma quando sono tornato a cercare quell’uomo per regalarglielo, non sono più riuscito a trovarlo“, ha detto sconsolato.

Ma la strada ormai era tracciata. Gary ha continuato a perfezionare le micro-case portatili, che oggi ha ribattezzato “survival pods” (cioè “gusci di sopravvivenza”). E dopo alcuni anni di tentativi ed errori, ha messo a punto il “riparo perfetto”: è un guscio largo 1,2 metri e lungo 2 metri e mezzo, realizzato in fogli di legno pressato, con un telaio di legno e un tetto in morbida plastica ondulata. Nella micro-casa ci sono anche le prese d’aria, un sacco a pelo, una lampada e persino una toilette portatile, anche questa progettata da Gary. Ma c’è di più: è dotata sia di una spina elettrica per essere riscaldata d’inverno, sia di ruote, per essere trasportata e collocata ovunque.

Attualmente Gary possiede 5 mini-case, pagate di tasca sua e il cui costo finale è di circa 500 dollari l’una. Una di queste è stata prenotata da un uomo che vuole comprarla e tenerla “in caso di necessità”, anche se, in realtà, i “survival pods” nascono per essere regalati direttamente ai senzatetto o ad associazioni benefiche. “Non lo faccio come business e non voglio farlo”, ha concluso, “voglio solo ispirare altre persone a fare la stessa cosa”. Per questo ha realizzato un DVD per insegnare, a chi abbia soldi e tempo, come costruire i suoi “survival pods”.





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