cannabis sintetica (2)L’Europa torna a parlare di “cannabis sintetica”. Già nel 2014 la Svezia, dopo due casi di malori collegati al suo utilizzo sul proprio territorio, chiese all’Unione di occuparsi del tema, provvedendo ad includere le sostanze chimiche impiegate nella sua fabbricazione nell’elenco delle sostanze vietate, rendendone così possibile la repressione. Ora la Commissione Europea ha deciso di affrontare il problema, affidando nuove competenze all’Osservatorio europeo delle droghe e le tossicodipendenze (Emcdda) al fine di «consentire un’azione più rapida ed efficace in materia di contrasto» alla nuove sostanze psicoattive che caratterizzano prodotti commercializzati con nomi come Spice. K2 o Black Mamba.

12 CASI DI MORTE ASSOCIATI ALLA SPICE NELL’UE DAL 2014. Nel rapporto consegnato lo scorso luglio alla Commissione europea, l’Emcdda, rileva che la sostanza «si vende sia in polvere sia come prodotto di marca commerciale da aziende chimiche e punti vendite al dettaglio on-line». L’Emcdda ha registrato 71 casi seri di problemi alla salute associati ad alcune sostanze di sintesi utilizzate nella sua fabbricazioni (in particolare riguardanti la Mdmb-Chmica) e ha stimato almeno 12 casi di decessi nei quali queste sostanze avrebbero giocato un ruolo nella morte. Sempre secondo la ricerca la “cannabis sintetica è in vendita nelle strade di ben 23 Stati membri, mentre ovunque è facilmente acquistabile su internet.

VERSO L’INCLUSIONE NELLA TABELLA DELLE SOSTANZE ILLECITE. Tra il 2014 e il 2016 circa 3.600 sequestri sono stati condotti in tredici Stati membri dell’Ue (Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Romania, Spagna, Svezia e Ungheria). Mentre in altri 13 Stati membri, tra cui l’Italia, a livello nazionale la sostanza «non è soggetta a misure di controllo». Da qui, secondo l’Emcdda, l’esigenza di introdurne l’illegalità a livello europeo, così da «ridurre i livelli di disponibilità e quindi di utilizzo». La Commissione Europea ha quindi proposto una modifica al regolamento dell’Emcdda per rafforzare ulteriormente il sistema di allarme e di valutazione del rischio sulle nuove sostanze psicoattive, semplificando e velocizzando la raccolta dei dati e le procedure di valutazione.

UN COMPOSTO DI SOSTANZE CHIMICHE CHE IMITA IL THC. Chiamarla cannabis (anche se sintetica) non solo è tecnicamente scorretto, dato che la Spice non c’entra niente con essa, ma è soprattutto controproducente visto che questa associazione porta molti ragazzi a consumarla aspettandosi gli stessi effetti dell’erba naturale, e quindi sottovalutandone i rischi ben maggiori. La miscela della Spice è formata da una serie di composti chimici non ancora totalmente individuati. In particolare vi si trova una principio attivo che si chiama JWH-018, il quale agisce sugli stessi recettori neuronali del THC, ma che è strutturalmente diverso dal delta-9-tetraidrocannabinolo. Ne simula gli effetti, ma con risultati differenti e maggiori e con effetti collaterali talvolta molto gravi e potenzialmente mortali.

PERCHÉ LA SUA PROIBIZIONE NON PUÒ AVERE SUCCESSO. In tutto sarebbero almeno 180 le diverse molecole chimiche che sono state utilizzate nel mondo – da sole o più spesso in combinazione – per simulare gli effetti della marijuana nella cannabis sintetica. Dentro alla “cannabis sintetica” si può trovare un po’ di tutto e le sostanze chimiche utilizzate cambiano continuamente. Per esempio dopo che in Russia il JWH-018 è stato reso illegale i chimici che producono la sostanza lo hanno prontamente sostituito con il PB-22, altra sostanza chimica dagli effetti analoghi, ma ancora legale. È dunque evidente come pensare di agire contro il loro utilizzo con la ricetta proibizionistica di sempre sia destinato a rivelarsi un approccio perdente in partenza, visto che ogni volta che un elemento chimico viene vietato prontamente ne viene sintetizzato uno nuovo che ne simula l’azione. La chimica, nelle droghe come nella medicina e nello sport, è sempre almeno un passo avanti rispetto alle leggi.

 





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