Uno dei problemi più “spinosi” degli estratti di cannabis (es. olio di cannabis) è l’obbligo per il farmacista di far analizzare l’olio per determinare il contenuto in cannabinoidi, almeno THC e CBD (a scelta del farmacista si può titolare anche in altri, come il THCA, CBDA, CBN, ecc…).

Prima del decreto Lorenzin del 9/11/15 tale obbligo e pratica non esistevano e effettivamente questo portava a situazioni difficili in cui nessuno (paziente, medico e farmacista) aveva idea di quale fosse la concentrazione del THC o CBD, con il risultato che da un lotto a un altro o da una farmacia a un’altra, i pazienti spesso notavano grandi differenze di effetto a causa di diverse metodiche di preparazione. Queste differenze a volte erano tali da impedire il proseguire della terapia.

Il decreto tentò di sistemare le cose, imponendo:
• l’analisi dell’olio o altro estratto preparati dal farmacista
• l’analisi per ogni singola preparazione
• l’analisi o in farmacia (con ingenti costi per l’acquisto di macchine) o mediante la convenzione con laboratori esterni autorizzati.

In altre parole, nel 99% dei casi, il farmacista per ogni singolo flacone di olio che prepara DEVE effettuare un’analisi presso un laboratorio.

Si badi: NON è consentita, secondo il ministero della Salute, l’analisi cumulativa, ossia fare tanti oli insieme in un unico batch, fare una sola analisi e utilizzarla per tutti i flaconi generati da quel batch.

Il punto fondamentale è: ogni singola analisi ha un costo (i laboratori di analisi vogliono essere pagati per il loro lavoro, stranamente) che come valore medio è sui 35-40 euro più Iva. Anche senza considerare il costo del trasporto del campione al laboratorio, e considerando che il guadagno lordo su una preparazione da parte del Farmacista è inferiore ai 20 euro, risulta chiaro come la preparazione galenica dell’olio ha un guadagno netto negativo se si considerano anche le spese di analisi.

Per questo, trattandosi di spese non legate alla preparazione del Farmaco, ma imposte da un decreto ministeriale esterno, il costo è sempre stato “girato” al paziente. Senonché sembra che il ministero non lo ammetta, nonostante in tempi recentissimi, Regioni come la Lombardia abbiano legiferato in proposito, ammettendone il pagamento. In sostanza, se il costo fosse a carico del farmacista, sarebbe impossibile rendere sostenibile la preparazione per la quasi totalità delle farmacie e, di conseguenza, per i pazienti acquistare estratti di cannabis.

Perché avviene? Contenere la diffusione? Rendere gli estratti galenici non sostenibili per favorire prodotti industriali? Temo non si dovrà aspettare molto per avere una risposta. Winter is coming…

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