È la prima conta ufficiale degli uccelli estinti nell’ultimo decennio e quel che emerge è che in otto anni sono andate perse con totale certezza o quasi otto specie, principalmente a causa della deforestazione in Sud America.

Una di queste specie è Spix’s macaw, esemplare azzurro di una famiglia di pappagalli brasiliani resa famosa dal film d’animazione della Disney, “Rio”. Nel film uno Spix’s macaw cresciuto in cattività nel Minnesota arriva in Brasile e si innamora dell’ultimo esemplare della sua specie ancora allo stato selvaggio, Jewel. I due, fra mille peripezie, riescono ad avere tre figli ma nella realtà le cose non sono andate così.

Oltre al Spix’s macaw ci solo altre specie in via di estinzione: l’Alagoas foliage-gleaner, il Poo-uli, il Cryptic Treehunter, il New Caledonian Lorikeet, il Javan Lapwing, il Pernambuco Pygmy-owl e il Glaucous Macaw.

I dati arrivano dall’associazione Bird Life International che ha pubblicato un articolo dettagliato sulla perdita delle otto specie.

Di solito le specie che vanno estinguendosi sono quelle limitate a piccole isole, decimate dalla caccia o dall’arrivo di specie invasive dall’esterno. Questo è quello che accade nel 90% dei casi. Stavolta, invece, la causa è da rintracciarsi nella deforestazione in atto in Sud America.

Otto specie in otto anni sono tante o sono poche? Beh, se pensiamo che dal 1500 ad oggi sono andate perse circa 187 specie, ci si rende conto che il tasso di estinzione aumenta vertiginosamente!

Stuart Butchart, il responsabile principale della ricerca presso Bird Life International, sottolinea come, in ultima analisi, sia colpa dell’uomo. Le estinzioni “moderne”, conferma, sono causate dalla distruzione degli habitat naturali dovuta alla deforestazione a vantaggio dell’agricoltura intensiva.

In questo momento ci sono circa 26.000 specie a rischio di estinzione. Di queste, cinquantuno sono critiche e per altre non c’è molta speranza.

La storia dello Spix’s macaw è particolarmente interessante. Per 150 anni questi pappagalli sono stati comprati e venduti e se ne vedevano sempre meno nella foresta. Nel 1985 furono scoperti tre esemplari allo stato selvaggio che però non riuscirono a riprodursi. L’ultima volta che venne segnalato uno Spix’s macaw libero è stato nel 2000. L’idea adesso è di usare alcune specie restanti di Spix’s macaw in cattività e lentamente re-introdurli nella foresta. Ce ne sono ancora 70 in cattività, e si spera che la specie resista ancora da permettere in qualche modo un miracoloso ripopolamento. Ma mentre questa speranza è viva per alcune specie, per altre è letteralmente impossibile. Per esempio per il poo-uli estinto nel 2004, il cryptic treehunter estinto nel 2007 e il Alagoas foliage-gleaner estinto nel 2011. Per loro non ci sono speranze.

C’è un’altra storia interessante, quella del cryptic treehunter che fu scoperto nel 2002 in una foresta nel nord del Brasile, attorno alla città di Murici. Beh, non hanno fatto in tempo a scoprirlo e a dargli un nome che la foresta è stata abbattuta per lasciare spazio ad una piantagione di canna da zucchero. E così e scomparso anche l’uccello appena scoperto. La sua esistenza, a memoria d’uomo, è durata 5 anni.

Chissà quante altre specie esistono che si estinguono prima ancora di essere scoperte. Ogni anno in Amazzonia 17 milioni di ettari di foresta vanno persi, e con loro la vita. Gli uccelli sono particolarmente sensibili alla modifica degli habitat perché vivono in simbiosi con gli alberi, dove nidificano, e con l’ambiente da cui si procurano il cibo in un ciclo virtuoso che si ripete: gli uccelli, infatti,  aiutano la foresta a mantenersi rigogliosa, partecipando attivamente alla dispersione di e alla impollinazione.
Andiamo avanti così, senza renderci conto che di estinzione in estinzione, presto, si estinguerà il pianeta così come lo conosciamo.

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