2014-09-15 01.44.35 pmESSICCAMENTO
Dopo la raccolta, bisogna far essiccare le infiorescenze, prima di poterle utilizzare. L’essiccazione converte il THC dalla forma acida cruda, non psicoattiva, nella forma neutra e psicoattiva. Detto in altri termini, la Marijuana verde e fresca non sarà molto potente. L’essiccazione converte inoltre in vapore acqueo e in altri gas, almeno il 75% della pianta appena raccolta. Quando si taglia una pianta o una sua parte e la si appende a seccare, il trasporto di fluidi 2014-09-15 01.44.45 pminterno alla pianta prosegue, seppure ad un ritmo rallentato. Poiché gli stomi si chiudono quasi subito dopo la raccolta, ostruendo la fuoriuscita di vapore acqueo, l’essiccazione risulta più lenta. I processi naturali della pianta si arrestano lentamente, man mano che la pianta secca. Le cellule esterne sono le prime ad essiccare, sebbene dalle cellule interne continui a scorrere del fluido per fornire liquidi a quelle esterne, secche. Quando questo processo si svolge correttamente, le piante seccano uniformemente in ogni 2014-09-15 01.44.56 pmpunto. Eliminando le foglie grandi e i rami grossi al momento della raccolta si possono ridurre i tempi, tuttavia nelle cime, nelle foglie e nei rami “secchi” rimangono dei livelli disomogenei di umidità. Quando si fanno essiccare le cime troppo velocemente, nei tessuti vegetali rimangono intrappolati amido e nitrati, oltre che clorofilla e altri pigmenti, conferendo un gusto “verde” e un sapore sgradevole ad una “ganja” che, oltretutto, brucerà male.

Quando la si fa essiccare lentamente, oltre i cinque o sette giorni, l’umidità evapora uniformemente nell’aria, regalando cimette essiccate omogeneamente, con una perdita minima di THC. I boccioli essiccati in questo modo hanno un gusto dolce e sono morbidi da fumare. Il sapore e l’aroma migliorano con il decomporsi dei pigmenti.

Un’essiccazione lenta e uniforme – uguale sia nei rami, sia nel fogliame che nelle cime – lascia tempo sufficiente affinché i pigmenti si deteriorino. Se si appendono a seccare le piante intere, si consente a tale processo di avvenire gradualmente nel tempo. Per accelerare i tempi di essiccazione, togli le foglie ed i rami più grandi al momento del raccolto. Quando le foglie sono fresche e duttili è più facile lavorarci.

Le piante con foglie esterne a “ventaglio” ancora intatte impiegano di più per essiccare e richiedono molto più tempo per la cimatura. Le foglie esterne, se lasciate intatte, formano un fodero che contribuisce a proteggere i tricomi delicati durante l’essiccamento, anche se utilizzando questo metodo il taglio delle foglie secche raddoppia e diventa scomodo e disordinato. I ventilatori e gli estrattori per il ricambio e il movimento dell’aria servono a tenere a bada il calore e l’umidità, mantenendoli a livelli accettabili. Per limitare ulteriormente l’umidità puoi anche usare un deumidificatore. Un condizionatore d’aria è l’ideale per impostare la temperatura e l’umidità nei climi caldi. In locali da essiccazione di grosse dimensioni, a volte occorrerà riscaldare per ridurre l’umidità e aumentare la temperatura. Non indirizzare i ventilatori direttamente sulle piante: provocherebbero un’essiccazione diseguale.

La temperatura ambiente ideale è compresa tra i 18 e i 24°C, con un’umidità tra il 45 e il 55%.Le temperature inferiori ai 18°C arrestano l’essiccamento e spesso fanno salire l’umidità, che superando l’80% prolunga la durata del processo e aumenta il rischio di muffe. Le temperature superiori ai 24°C potrebbero provocare un essiccamento delle cime eccessivamente rapido e l’umidità scenderebbe al di sotto del livello ideale del 50%. Quelle che oltrepassano i 29°C provocano un essiccamento delle cime talmente veloce, da finire in una fumata aspra e agra. Con un’umidità relativa inferiore al 30-40%, le cime seccano troppo in fretta, conservando al loro interno la clorofilla, che lascia un gusto “verde”. Inoltre le cime seccate in fretta si sbriciolano facilmente e rimangono friabili. La troppo scarsa umidità provoca anche una perdita di sapore e di fragranza. Se l’umidità è compresa tra il 30 e il 40%, bisogna ridurre al minimo il movimento dell’aria, per rallentare l’essiccamento. Occorre sempre utilizzare un termometro con funzione minima/massima ed un igrometro il più precisi possibili, per garantire che i parametri di temperatura e umidità si conservino nei termini di un’escursione ideale.

I piccoli raccolti possono essere messi ad essiccare in un armadio, in un comodino o in una scatola di cartone, proporzionata alle dimensioni della superficie coltivata. I raccolti più consistenti richiedono più spazio: se dovesse mancare un posto dove essiccare, si può decidere di piantare a scaglioni, oppure si possono piantare sia varietà a fioritura precoce che tardiva, in modo da produrre un raccolto scaglionato, che lasci dello spazio libero, man mano che seccano le cime.

Per essiccare dei grossi raccolti outdoor e indoor, servono dei locali spaziosi. Potresti usare la zona di coltivazione come locale da essiccamento se nel frattempo non è utilizzata per gli scopi originari. Mentre è sconsigliabile seccare le piante nella stessa grow room indoor utilizzata per farle crescere: servono climi diversi per coltivare, e per seccare. Potrebbero annidarsi funghi e ragnetti rossi, che migrerebbero dalle piante morte a quelle vive. E’ necessario ispezionare tutti i giorni le cime che seccano per individuare eventuali tracce di problemi, quali muffe o funghi, o ragni rossi. Una scatola di cartone o di legno si rivela un essiccatoio ideale nel quale appendere dei raccolti di piccole dimensioni. Il flusso di aria all’interno dello spazio circoscritto risulta ostacolato e occorre girare quotidianamente le cime e le foglie, per garantire un livellamento e disincentivare le muffe. Per tirare i fili per appendere le cime, si può utilizzare del filo interdentale passandolo da un capo all’altro della scatole. Se questa non è molto alta, si possono posizionare i fili a diverse altezze. Tenere chiusa la scatola per proteggere dalla luce, e aprirla quotidianamente per il ricambio d’aria. Verificare i processi dell’essiccazione tutti i giorni. Se le cime seccano troppo rapidamente, si può posizionare la scatola aperta in un luogo più fresco.

Appendere le piante fa risparmiare fatica e consente un processo lento e uniforme. Per accorciare il periodo di qualche giorno, se necessario, si possono eliminare i gambi grossi e umidi, e appendere i rapi più piccoli, utilizzando mollette da bucato o graffette da ufficio. Alternativamente, si possono tagliare i rami in modo che formino un gancio, ed appenderli in tal modo al filo. Per realizzare una stanza da essiccamento mobile e pratica, si può usare uno stenditoio da bucato, portatile e pieghevole. Basta aprirlo e appendere le cime ai fili, e poi coprirle con un lenzuolo o un panno nero, che consentirà all’aria di passare e alle cime di restare al buio. Dirigendo un ventilatore verso il lato esterno del lenzuolo, l’aria circola sotto al lenzuolo e asciuga le cime.

Costruire un piccolo essiccatoio è facile, basta fissare con dei chiodi del compensato ad angoli retti e appendere dei fili all’interno del perimetro realizzato. In alternativa si può utilizzare del telo nero, inchiodato o attaccato alle pareti con del nastro adesivo. Per risparmiare spazio, su grandi volumi, potrebbe essere utile usare delle rastrelliere per cime. Per realizzarle si impiegano zanzariere da finestre, o reti in plastica a maglia fine. Stendendo la rastrelliera su un piano di legno e fissandola con delle graffette, si ottengono di versi cassetti impilabili uno sopra l’altro. È comunque necessario appendere le cime ripulite un paio di giorni, prima di riporle sulle retine, per lasciar dissipare il grosso dei liquidi. Una volta che le cime sono stese sulle reti, occorre rivoltarle quotidianamente per farle seccare uniformemente.

Per controllare la consistenza e il livello di essiccamento delle cime, si possono schiacciare delicatamente e verificare la resistenza; per i rametti è sufficiente piegarli per capire se sono pronti: se il ramo si spezza anziché piegarsi, è pronto per la concia. La cima dovrebbe essere asciutta al tatto, senza sbriciolarsi; quando è seccata adeguatamente, dovrebbe bruciare abbastanza bene da essere fumata. La luce (i raggi UV), il calore e l’attrito accelerano i processi di biodegradazione e sono i nemici peggiori della Marijuana secca o in fase di essiccazione. È consigliabile tenere la Marijuana secca al riparo da fonti di calore; l’attrito e i maneggiamenti maldestri e bruschi deteriorano le ghiandole di resina. Persino se è stata seccata e conciata correttamente, può perdere THC se viene maneggiata in modo brutale. Ogni minuto nel mondo vengono frantumati milioni di minuscole ghiandole di resina, per colpa di mani imbranate e/o premurose! Per preservare la Cannabis dalla qualità impeccabile, conservatela in un contenitore di vetro a chiusura ermetica e riponetelo nel frigorifero. I comuni vasi da conserva permettono di ammirare le cime, oltre che di proteggerle. I contenitori in vetro non conferiscono odori di plastica o metallo e mantengono la fragranza pungente delle cime di Cannabis fresche.

LA CONCIA
La concia permette alle infiorescenze di continuare a seccare lentamente. La prima settimana di concia influisce sulla potenza, eliminando i liquidi dal fiore in modo uniforme, cosicché praticamente tutto il THC presente risulti psicoattivo. Grazie alla concia, inoltre, i fiori seccano talmente bene da scongiurare la crescita di muffe durante la successiva conservazione delle cime. Delle infiorescenze ben conciate bruciano facendo una brace uniforme ed un fumo morbido. Anche le piante, i rami e/o le infiorescenze che sono stati fatti seccare dai 5 ai 7 giorni in un locale appositamente destinato (sulle reti o appese), pur presentandosi secchi, contengono ancora liquidi all’interno. Tali liquidi influenzano il sapore e la potenza dell’effetto. La concia serve ad eliminare tale umidità residua, consente al fiore di seccare in modo omogeneo e converte praticamente tutto il THC nella sua forma psicoattiva.

Tagliate i rami in lunghezze maneggevoli – 30/40 cm – e metteteli in un contenitore ermetico. I recipienti ermetici in vetro con un sigillo in gomma o simili sono i migliori. Evitate le buste a chiusura zip e altri tipi di sacchetti in plastica non ermetici. E in generale i coltivatori cercano di non usare contenitori in plastica, per non conferire un sapore sgradevole alle cime. Tuttavia su grosse quantità recipienti di questo genere possono tornare utili, per le loro dimensioni disponibili. Chiudendo le infiorescenze in un recipiente si crea un microclima che consente ai liquidi di distribuirsi uniformemente nei fiori. L’umidità si sposterà dall’interno verso le parti asciutte del fiore. Bisogna cercare di mettere in un recipiente il maggior volume di cime possibile, senza forzarle e quindi danneggiarle. I contenitori vanno riposti in un luogo fresco, asciutto e buio.

Dopo due o quattro ore è opportuno controllare se le cime hanno “trasudato” umidità. In tal caso procedere come segue: comprimere le cimette lievemente, per sentire se sono più umide rispetto a qualche ora prima. Schiacciare le cime con cautela: le ghiandole di resina si frantumano facilmente. Se, quando vengono piegati, i rametti dovessero flettersi anziché spezzarsi, con infiorescenze che rimangono umide al tatto, toglietele dal contenitore e ponetele delicatamente sul fondo di un sacchetto di carta. Nel sacchetto si possono impilare fino a 15 cm di cime. Per chiudere il sacchetto, piegatelo semplicemente, e controllate le cime due o tre volte al giorno. Rigirare delicatamente il sacchetto per esporre tutti i lati all’essiccazione. Riponete le cime nel contenitore quando tornano ad essere troppo secche. Controllate il contenitore della concia più volte al giorno, lasciando aperto il tappo per cinque o dieci minuti, per far evacuare il vapore acqueo. A seconda del contenuto di liquidi, le cime dovrebbero essere completamente secche nel giro di pochi giorni (al massimo in due settimane). Quando sono essiccate completamente, possono essere conservate in un recipiente a chiusura ermetica. Per scoprire il livello approssimativo di acqua contenuta nelle cime secche, si pesa una cima a caso dopo il raccolto, quando non è ancora secca. La si pesa successivamente durante le fasi di essiccazione e di concia, per sapere quanti liquidi ha perso. Per esempio, una cima del peso di dieci grammi al momento del raccolto, peserà due grammi e mezzo, dopo aver perso il 75% dei liquidi. In generale, una cima secca peserà il 75% in meno rispetto al suo peso “bagnato” al momento del raccolto.

 





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