Dal grano alla cannabis, nuova frontiera verde

Alla fine di settembre si è svolta a Goricko, in Slovenia, l’annuale assemblea generale di Encod che ha visto la partecipazione di molte associazioni antiproibizioniste provenienti da alcuni Paesi europei. Sono state analizzate le varie realtà nazionali e si è comunque constatato che per quanto riguarda l’Italia, anche se lentamente, la cultura della cannabis sta entrando nell’accettazione dell’opinione pubblica e delle Istituzioni.

Grandi passi avanti sono stati fatti, per quanto concerne l’utilizzo terapeutico, con la decisione da parte del ministero della Salute, di autorizzare l’Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze a produrre farmaci a base di THC, assicurando in tal modo un più facile reperimento del farmaco a costi assolutamente più bassi di quelli costretti a sostenere fino ad ora a causa dell’importazione dall’Olanda. Questa decisione ha dato modo alla Coldiretti di svolgere un’indagine sul possibile potenziale occupazionale e di rendimento che una simile decisione potrebbe comportare e da dove risulta che, con la regolamentazione della coltivazione di cannabis da destinare all’uso terapeutico, potrebbero crearsi circa 10mila posti di lavoro e un giro d’affari potenziale di 1,4 miliardi di euro.

Dalla stessa indagine risulta anche che già nel 2014 la produzione italiana di canapa a scopi tessili e alimentari, ha vissuto un vero e proprio boom crescendo del 150% rispetto all’anno precedente, mentre le aziende agricole che si occupano della coltivazione e della commercializzazione della canapa sono raddoppiate, passando da 150 a circa 300. Quindi, anche se con tutti i limiti e le riserve d’obbligo, non si può negare che dalla scomparsa della Fini-Giovanardi, il pesante velo scuro posto sulle proprietà e sulle risorse della canapa, si sta alzando piano piano.

Anche in relazione alle leggi sul consumo non terapeutico qualcosa si sta muovendo e dopo aver segnalato in passato ai parlamentari del M5S l’assurdità dei test retroattivi, in occasione dell’aggiornamento del Codice della Strada è stata accettata una modifica proposta dall’on. Ferraresi in cui si determina che in caso di incidenti, la guida sotto effetto di sostanze stupefacenti sia accertata “con la massima precisione e certezza, come esistente al momento dell’infrazione”. Si apre quindi un nuovo scenario legale che auspichiamo possa allargarsi anche in relazione ai test retroattivi sui posti di lavoro, dando così ai fruitori di canapa, l’opportunità di potersi difendere da ingiuste accuse e da esperienze devastanti.

Ma sul fronte della regolamentazione della coltivazione domestica e sull’uso cosiddetto “ricreativo” non si riesce ad uscire dallo stand by nel quale siamo piombati dopo la presentazione della proposta Farina e di quella recentemente depositata da Ferraresi.

Abbiamo incontrato i due firmatari delle proposte di legge per capire quali prospettive si potessero intravedere in un futuro medio-lungo e ai quali abbiamo spiegato l’urgenza di portare, nel più breve tempo possibile, di nuovo l’attenzione sulla contraddizione tra il divieto di coltivazione e la liceità del consumo personale o di gruppo.

Proprio partendo da questa contraddizione, ASCIA, in simbiosi con il protocollo ENCOD, sta elaborando un progetto di Cannabis Social Club che possa sbloccare l’indifferenza del mondo politico su un problema che se non viene risolto entro due anni, dovrà in tutti i modi adeguarsi alle nuove direttive dell’Assemblea Speciale Straordinaria dell’Onu, l’UNGASS a giugno 2016, dove ci si attende un grande sconvolgimento nella storia delle convenzioni delle Nazioni Unite sulle sostanze stupefacenti e che dovrebbe sancire la definitiva scomparsa della “war on drug”, ma riuscirci prima non ci darebbe poi così fastidio e l’assicurazione dei due deputati, circa la loro pressione affinché sia calendarizzata la discussione in aula in tempi brevi, è per ora l’unico contributo sul quale possiamo contare.

Giancarlo Cecconi
Presidente Ascia

 





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