È l’uomo che per primo ha scoperto il THC nel 1964 e oggi, alla soglia dei 90 anni, ha creato un nuovo cannabinoide sintetico che potrebbe cambiare la storia della cannabis in medicina. Parliamo del professor Raphael Mechoulam, considerato il padre della ricerca sulla cannabis (il nonno ormai, ha precisato scherzando in una nostra intervista), che dalla Hebrew University di Gerusalemme continua senza sosta la sua ricerca.

L’ultima scoperta prende il nome di estere metilico dell’acido cannabidiolico (EPM301) ed è un composto la cui creazione è stata annunciata nell’autunno scorso. Ma di recente il professore è tornato sull’argomento in un’intervista rilasciata a Forbes, in cui ha spiegato meglio le potenzialità di questo cannabinoide sintetico.

Si tratta di un cannabinoide in forma acida, un’idea che il professore aveva già anticipato nella nostra intervista spiegando che: «Probabilmente dobbiamo dedicarci con grande attenzione ai cannabinoidi acidi. La pianta infatti non produce né THC né CBD, la pianta produce THC acido e CBD acido, composti che non sono stabili e che non vengono usati perché si degradano. Noi di recente abbiamo scoperto che il THC acido e il CBD acido possono essere trasformati in derivati che sono molto stabili e più efficaci di THC e CBD. Le possibilità ci sono e il CBD acido potrebbe diventare molto importante».

E così è stato con l’introduzione di questo nuovo composto brevettato (molecola cannabinoide sintetica a base di acidi completamente stabili) creato in collaborazione con EPM, una società biotecnologica con sede negli Stati Uniti.

“L’EPM ha sviluppato un metodo per lavorare con le sostanze originali della cannabis”, ha spiegato il professore. “Così, mentre tutti discutono di THC e CBD, questi cannabinoidi sono in realtà una sostanza secondaria; compaiono solo più tardi nella pianta.”

«In origine c’è un acido che appare nella pianta, e questi acidi sono questi misteriosi mondi di composti che sono molto più potenti dei cannabinoidi». Il problema dei cannabinoidi in forma acida è che sono instabili, e quindi inutili nello sviluppo di farmaci. Fino ad ora, perché la scoperta di Mechoulam nasce dallo sviluppo di un metodo che permette di modificare i cannabinoidi acidi in modo da mantenerli abbastanza stabili da permetterne l’uso su larga scala. Questo apre la porta a ulteriori esperimenti farmaceutici, ha spiegato il professore.

Dopo aver stabilizzato l’EPM301 ne hanno analizzato l’attività, per scoprire che “causa la soppressione dell’ansia e la soppressione della nausea“, aggiungendo che questo potrebbe fare un’enorme differenza nei pazienti affetti da cancro in chemioterapia, così come nei pazienti con IBD (malattia infiammatoria intestinale) o psoriasi. Secondo il professore il cannabinoide sintetico in forma acida è molto più potente del CBD o del THC e non ha effetti collaterali negativi noti.

“Oggi abbiamo due gruppi di composti che hanno bisogno di un sostituto: si tratta di steroidi e oppiacei. Crediamo che la cannabis abbia la capacità di introdurre sostituti in queste famiglie. Così, per esempio, nell’IBD abbiamo confrontato i nostri composti con due prodotti convenzionali: uno è il prednisone (gli steroidi) e uno è un farmaco biologico. E in entrambi siamo riusciti a dimostrare che l’attività del nostro composto è molto simile a quella comune”.

“Spero sinceramente che un giorno avremo, nei prossimi anni, un derivato dell’acido cannabidiolico sul mercato in parallelo al CBD stesso”, ha concluso Mechoulam.

Fonte: cannabisterapeutica.info





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