L’Epidiolex, il primo farmaco a base di CBD al 98%, con tracce di altri cannabinoidi, ha ricevuto l’approvazione della FDA, l’organo che disciplina la produzione di farmaci ed alimenti negli Stati Uniti. E’ prodotto dalla GW Pharmaceuticals, azienda britannica che in passato ha lanciato il Sativex, il farmaco ad assunzione orale a base di THC e CBD in proporzione 1:1 autorizzato anche in Italia per gli spasmi derivanti dalla sclerosi multipla.

Attualmente in Europa l’unico farmaco registrato a base di cannabis è il Sativex, che tra i suoi principi attivi ha anche il CBD, mentre sull’Epidiolex la European Medical Society si pronuncerà prossimamente.

Anche l’Epidiolex è un farmaco ad uso orale, ma che viene dispensato come uno sciroppo. Il farmaco è stato testato in una serie di studi scientifici su bambini affetti da due tipi di epilessia severa e farmaco resistente, che spesso causano decine di crisi epilettiche: la sindrome di Dravet e quella di Lennox-Gastaut.

Nella fase 3 dello studio, condotta per 14 settimane su 120 bambini affetti dalla sindrome di Dravet, la frequenza media delle crisi epilettiche nei pazienti è scesa da 12,4 a 5,9, più che dimezzandole. Sempre nella fase 3 dello studio, ma questa volta su 225 bambini affetti dalla sindrome di Lennox-Gastaut, era stata osservata una riduzione media del 42% del numero di crisi epilettiche in un mese.

La GW Pharmaceuticals è un’azienda britannica, è non è un caso che proprio la Gran Bretagna sia stata il primo paese a dichiarare il CBD come principio farmacologico, mettendo quindi fine alla produzione ed alla vendita libera. Il ministero della Salute del Regno Unito ha riconosciuto che il CBD è un farmaco e al tempo stesso ne ha vietato ogni forma di “vendita, fornitura, promozione e pubblicità”. Il tutto a partire dal mese di novembre del 2016. Una decisione dovuta al fatto che, essendo ora classificato come farmaco a tutti gli effetti, i produttori di farmaci a base di CBD dovranno ora sottostare alle norme di ricerca e standard che regolano ogni medicinale in vendita.

Nel frattempo all’OMS è iniziata la prima storica revisione delle proprietà terapeutiche della cannabis, che potrebbe avere effetti sui trattati internazionali e sulle tabelle in cui è inserita la cannabis, una decisione che riguarderà anche questo cannabinoide.

Ad oggi in Italia c’era solo un documento del 2008 firmato dall’allora dirigente dell’Ufficio centrale stupefacenti del ministero della Salute, che spiegava come da noi il CBD fosse un componente con riconosciuta attività farmacologica ma che non era inserito in tabella I, quella della sostanze stupefacenti, senza specificare altro.

Come aveva già previsto il farmacista Marco Ternelli, anche in Italia ci sarà probabilmente una regolamentazione. Secondo Ternelli i casi sono due:

“il primo è che qualsiasi prodotto contenente CBD sarà considerato farmaco e quindi dovrà essere autorizzato dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), cosa che però avviene solo per i farmaci industriali”, una decisione che penalizzerebbe fortemente il nascente mercato della cannabis light, che ha bassi valori di THC ma alti di CBD.

Il secondo è “uno scenario meno apocalittico” che prevederebbe il fatto che “in concomitanza all’uscita del suddetto medicinale, venissero regolamentati i dosaggi di CBD, ossia si definisse a quali dosaggi il CBD viene considerato Farmaco (caso sopra) e quando no, permettendo la commercializzazione di CBD come integratore, alimento, etc”.

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