2015-09-02 05.13.19 pm

A prescindere dal fatto che si appartenga ai cultori della crescita infinita, che guardano ad una popolazione mondiale proiettata verso gli otto miliardi di individui entro il 2030, con conseguente raddoppio degli attuali consumi di energia elettrica, che si faccia parte dei sostenitori della decrescita, perseguendo un differente modello di sviluppo decisamente più rispettoso delle esigenze ambientali, o più semplicemente che non si possieda nessuna idea precisa al riguardo, è impossibile non auspicare nel prossimo futuro un aumento della produzione energetica da fonti rinnovabili, a detrimento di quella da combustibili fossili.

Questo poiché le fonti energetiche rinnovabili risultano essere fino a 250 volte più “pulite” rispetto al carbone e 120 volte più “pulite” del gas naturale che è il combustibile fossile meno inquinante in assoluto. E tutti noi dovremmo avere ben presenti gli enormi danni derivanti dall’inquinamento conseguente alla produzione energetica, sia in termini di devastazione ambientale, sia in termini di pericolo per la salute umana. Indipendentemente da quale sia il nostro metro di pensiero, non si può dunque fingere di ignorare l’assoluta necessità di dare vita nell’immediato ad un nuovo sistema energetico, fondato sulle fonti rinnovabili, che ci permetta al tempo stesso di migliorare l’accesso all’energia e alla sua sicurezza e di creare posti di lavoro, salvaguardando l’ambiente e la nostra salute.

Leggendo l’ultimo rapporto dell’agenzia IRENA (International Renewable Energy Agency) si percepisce l’impressione che uno sforzo di questo genere sia tutto sommato possibile. Nelle sue pagine si può infatti constatare come il costo di produzione dell’energia rinnovabile stia progressivamente scendendo e risulti già in alcune zone del mondo pari o inferiore a quello dei combustibili fossili, facendo si che le fonti energetiche rinnovabili possano rimanere finanziariamente competitive, anche qualora i prezzi del petrolio continuino a restare bassi per qualche anno. Entrando nello specifico, il costo dell’energia solare da installazioni residenziali risulta essere sceso di circa il 70% dal 2008 e continuerà a diminuire nei decenni futuri. Il costo dell’energia prodotta tramite i parchi eolici sulla terraferma ha registrato una diminuzione del 18% dal 2009. La biomassa potrebbe coprire entro il 2030 il 20% delle necessità energetiche dell’intero pianeta. Sempre nelle pagine del rapporto viene inoltre messo in evidenza come all’interno dell’area Ocse, circa 6,5 milioni di persone trovino occupazione nei diversi ambiti delle energie rinnovabili, facendo si che la scelta dell’energia pulita si caratterizzi come un’ottima soluzione anche in termini di ricaduta occupazionale.

Con la speranza che anche la politica, molto più incline a compiacere gli interessi dei grandi poteri piuttosto che a perseguire il benessere dei cittadini, comprenda l’assoluta necessità di compiere passi decisivi per sostenere seriamente le energie rinnovabili, esistono dunque concrete potenzialità perché il futuro energetico si manifesti più verde e magari anche più equo nella distribuzione a tutti quegli strati della popolazione mondiale che ancora soffrono di gravi gap energetici.





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