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“I am a perpetual work in progress”. Questa la definizione che dà di sé Ellis G., all’anagrafe Ellis Gallagher, artista trentaseienne newyorkese, forse non ancora abbastanza noto, che sta rivitalizzando l’arte di strada, sostituendo i classici graffiti, con la cosiddetta shadow art, “arte delle ombre”. Ambizione notevole e quanto mai innovativa, quella di rappresentare l’ombra, la mancanza di sostanza per eccellenza, di oggetti posti sulle strade (da lampioni, a biciclette, a cassonetti) attraverso l’uso di un gessetto colorato, generando così figure che di giorno sembrano prive di significato, ma che di notte prendono vita.

Interessante è capire come Gallagher si sia avvicinato a questo modo di fare arte: nato a Manhattan, ha iniziato a produrre graffiti, su muri, strade ma soprattutto treni; proprio in una di queste occasioni, una disgrazia ha cambiato la vita di Ellis ma, soprattutto del suo amico, Hector Ramirez, che , mentre stava concludendo uno dei suoi graffiti, è stato travolto e ucciso da un treno.

Le ripercussioni che questa vicenda ha avuto su Gallagher, rimasto fortunatamente illeso, l’hanno portato ad allontanarsi da questo modello di arte.

La differenza tra questi due tipi di street art, quella che produce graffiti e quella che con un gessetto genera ombre sulle strade, viene spiegata dallo stesso Ellis in un’intervista in cui dichiara: “I graffiti indicano l’apposizione di una firma con l’intento di danneggiare; ora io sto continuando a mettere la mia firma, ma non intendo danneggiare nulla: sto solo facendo arte sulle strade”.

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Ma per sapere con certezza cosa passi nella mente di un artista, è meglio ricorrere direttamente alla fonte: per questo abbiamo contattato Ellis Gallagher via e-mail, che con estrema gentilezza, ci ha dato qualche informazione in più: ha dichiarato innanzitutto di ispirarsi per le sue realizzazioni alle città in cui si trova, alle persone, alle strade, alla cultura, agli edifici, all’aria che si respira; l’idea di questa arte delle ombre viene da un episodio realmente accaduto: mentre Ellis, una sera, stava tornando a casa, è stato aggredito da un gruppo di uomini che cercavano di impossessarsi dei suoi 82 dollari; in quell’occasione, girandosi, ha scorto le loro ombre, e da qui la passione per queste e la decisione di farne una forma d’arte.

E’ fuori discussione la mancanza di polemica che sta dietro il nuovo modus creandi di Gallagher: la sua è infatti un’iniziativa pacifica, volta al semplice rinnovamento dell’arte e delle forme, e questo è dimostrato anche dal fatto che qualsiasi disegno venga fatto, si rimuove facilmente dopo un acquazzone, o a seguito del calpestio dei marciapiedi da parte dei passanti: un innocuo passatempo, dunque, assimilabile ai giochi da sempre svolti dai bambini, un’arte temporanea e volontariamente di breve durata, che vive e nasce nella strada e in essa trova piena realizzazione, rimanendo perfettamente inserita nella legalità, come riuscirà a dimostrare l’avvocato dell’artista newyorkese.

Altra dimostrazione delle buone intenzioni che ispirano l’opera di Gallagher, è la completa gratuità del lavoro svolto: unica attività commerciale svolta dall’artista sono i due libri in prossima uscita, uno relativo ai graffiti, l’altro alla shadow art.

Si affiancano a quella di Gallagher, varie forme di street art che hanno interessato il mondo artistico newyorkese soprattutto a partire dall’ultimo decennio: dalla stiker art di Berlino (che consiste in un messaggio trasmesso tramite adesivi), ai reverse graffiti (cioè disegni tracciati nella polvere), a tutte le altre manifestazioni on the road che solo recentemente sono riuscite ad acquisire il titolo di opere d’arte, tanto da vedere loro dedicate apposite mostre presso i centri più importanti da Brooklyn a Milano (tra l’altro Ellis ci ha personalmente informato che sarà presto in Italia).

E la gente comune sembra apprezzare: su facebook, principale via di comunicazione internet dei giovani d’oggi, esiste già un fan club di Ellis Gallagher, che consta per ora di 1500 iscritti (a cui si aggiungerà presto anche il mio, e spero il vostro, nome).

Ma in cosa sta la genialità che permette di definire Gallagher un artista e di collocarlo nel panorama dell’arte del nuovo millennio? Nel concetto che sta alla base della sua iniziativa, ossia nella volontà di creare un’arte viva, che prende forma spontaneamente e che scompare con la luce del sole, un’arte in movimento, fatta dalle cose e possibile soltanto a partire da esse. Gallagher dichiara come proprio intento, quello di creare un’arte pubblica, accessibile a tutti, e si è procurato molti ammiratori proprio tra la gente comune, che non ha interesse a frequentare abitualmente mostre o musei.

Il principio di fondo è che il nuovo mondo dell’artista è la strada, la quotidianità; è ad essa che si ispira: una bicicletta smette di essere soltanto una bicicletta, e diventa anche generatrice di un’ombra, e l’ombra a sua volta diviene, attraverso la mano dell’autore, tanto concreta quanto l’oggetto di riferimento.

Mai come in questo caso si può dire realizzata la funzione dell’artista di “creare”, e partendo da un concetto semplice, da un gioco comune tra i bambini: quello di disegnare per strada con gessetti colorati.

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In fondo aveva ragione Montale quando diceva che il poeta è colui che scorge l’infinito in quello che gli altri neanche notano.

Dellavedova Alba

 





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