el chapoJoaquín Guzmán Loera, conosciuto da tutti con il soprannome “el Chapo” è appena atterrato negli Usa. Il leggendario narcotrafficante è stato ufficialmente consegnato agli Stati Uniti dal governo messicano, dopo mesi di attesa.

Finisce così la parobola del più potente narcos del mondo, in passato inserito dalla rivista economica Forbes al 41esimo posto nella classifica degli uomini più ricchi del pianeta.

Secondo gli analisti la consegna di el Chapo proprio nel giorno dell’insediamento di Donal Trump va visto come un segnale politico da parte del governo messicano. Trump ha fatto della costruzione di un muro anti-migranti alla frontiera messicana uno dei punti forti della propria campagna elettorale e con quest’atto unilaterale il governo messicano pare voler allungare una mano al neo-presidente Usa per incominciare una trattativa su questo ed altri argomenti che dividono i due paesi.

El Chapo era stato arrestato tre volte dal Messico. La prima nel 1993, quando pochi giorni dopo riuscì a fuggire dalla prigione di Guadalajara dopo aver corrotto delle guardie carcerarie, poi nel 2014, quando venne incarcerato nella prigione di massima sicurezza Altiplano, dal quale evase ancora una volta l’11 luglio 2015 attraverso un tunnel lungo oltre un chilometro scavato sotto la propria cella.

L’ultimo e definitivo arresto è avvenuto l‘8 gennaio 2016 dopo una lunga caccia all’uomo. Gli Usa avevano da tempo chiesto l’estradizione di Guzman, ritenuto dalla DEA il responsabile del traffico del 30% dell’eroina che ogni anno arriva in territorio statunitense.

El Chapo, dopo la cattura di Bin Laden, era stato ritenuto addirittura il ricercato n.1 al mondo per gli Stati Uniti. I sistemi elaborati da lui e dai suoi uomini per contrabbandare droga oltreconfine erano diventati leggendari, facendosi a lungo beffe delle autorità americane (con la più che sospetta connivenza di larghe fascie della polizia messicana, corrotta e al soldo dei cartelli del narcotraffico).

Uno degli ultimi sistemi scoperti era stato quello di un tunnel lungo 800 metri sotto il confine tra Tijuana e San Diego, munito di binari per il trasporto di droga, illuminazione e impianto di refrigerazione, attraverso il quale ogni giorno sbarcavano negli Usa quintali di eroina. Ora, salvo improbabili colpi di scena, la sua parabola è veramente finita.

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