Se al momento non è possibile cambiare le regole, allora bisogna trovare una soluzione alternativa. È questo lo spirito con cui la EIHA, l’associazione europea per la canapa industriale, nel corso dell’annuale conferenza ha annunciato di aver dato il via al Novel Food Consortium, che è stato approvato a larga maggioranza.

L’antefatto è che l’associazione da tempo contesta all’Unione Europea il fatto che il CBD sia considerato un Novel Food, ovvero uno di quei cibi che non sono stati consumati in misura significativa nell’UE prima del 15 maggio 1997 e che quindi meritano particolari procedure. Il punto di vista della EIHA, che poi è lo stesso di Federcanapa e di chiunque abbia un po’ di esperienza nel settore è che, essendo la canapa utilizzata come alimento da migliaia di anni, non si può certo svegliarsi nel 2020 e considerarlo come un Novel Food. E invece è andata proprio così. Nel 2019 le foglie e i fiori di canapa e gli estratti derivati da quelle parti di piante – tra i quali il CBD – sono stati inseriti nel catalogo dei Novel Food. Un discorso tecnico, potrà dire qualcuno, che invece nasconde un problema molto più terra-terra, i soldoni.

Perché per registrare come Novel Food in Europa un singolo prodotto, l’associazione ha stimato che il costo totale sia compreso tra i 350 e i 500mila euro. E così nell’ambito della strategia del Consorzio, l’EIHA intende creare un’unica applicazione di Novel Food che coprirà un’ampia gamma di prodotti alimentari ed estratti di canapa, compresi quelli contenenti CBD.

A seconda delle loro dimensioni, le aziende potranno aderire al Novel Food Consortium con tariffe che vanno da 15mila a 140mila euro. «Abbiamo una possibilità solo se sosteniamo insieme i costi esorbitanti per gli studi tossicologici necessari e la lunga procedura che ci aspetta e non sarebbe conveniente per una sola azienda», ha sottolineato Daniel Kruse, presidente di EIHA.

Fonte: canapaindustriale.it





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