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Ecco perché sul bambino ritrovato nel bosco l’opinione pubblica non ha capito niente

Nicola Tanturli è quel piccoletto che, qualche settimana fa, a soli ventuno mesi, si è allontanato dalla sua casa di Palazzuolo sul Sieno, in provincia di Firenze, dopo che la madre lo aveva messo a letto. Una casa in aperta campagna, immersa nei selvaggi boschi toscani. Ha vagato per due giorni nel bosco, prima di essere ritrovato vivo e vegeto, lucido e cosciente, nel fondo di un dirupo. Un fatto di cronaca, che ha fatto chiacchierare un paese intero, tenendolo in qualche modo col fiato sospeso, con i media ad amplificarne l’eco.

Ecco perché sul bambino ritrovato nel bosco l’opinione pubblica non ha capito niente

L’opinione pubblica si è subito scatenata. Come può un bambino di ventuno mesi sopravvivere di notte, dentro al bosco, tra animali selvatici e insidie? E i genitori dov’erano?
L’opinione pubblica infatti non capiva e in fondo non riusciva a capacitarsi di un fatto di per sé ovvio: che tante persone, ad oggi, grandi e piccoli, continuano a vivere immerse nella natura. Soprattutto in Italia, tra colline e montagne.

La natura ha tanto da insegnare, ma, a ben guardare, viene rimossa dalla vita di tutti i giorni. La censuriamo, la teniamo fuori dalla porta come se non ci riguardasse. È questo ciò che chiamiamo progresso: l’illusione di poterla controllare e, infine, liberarci dai suoi vincoli. Da una parte troviamo allora questa natura con il suo essere cruda. Dall’altra troviamo invece la vita cittadina, immaginata come “civile”, con le sue comodità e lussi. Una vita cittadina che coincide con l’affermarsi di una visione del mondo che immagina quella vita in natura come retrograda e, in qualche modo, pericolosa.

La realtà è però ben altra: vivere in natura, tra boschi selvaggi e animali, significa frequentare quella natura stessa. Significa conoscerne le insidie e i pericoli. Una frequentazione che rende famigliari alberi, piante, fiori, animali, sentieri. È per questa ragione che un bambino di ventuno mesi può sopravvivere dentro a un bosco selvaggio: perché lo conosce. Quel bosco è la sua casa.

Ora io vedo il segreto per la creazione delle persone migliori. È crescere all’aria aperta e mangiare e dormire con la terra” diceva Walt Whitman, il più illustre poeta americano dell’Ottocento.

Viaggiando tra colline e montagne ho conosciute parecchie di famiglie classificate come “non omologate”. Sono stato nelle loro case, le ho frequentate. E tutte le volte i bambini sono stati come una grande scoperta. Bambini capaci di tagliare la legna con un’accetta, abili nell’orientarsi nei sentieri, autonomi nei loro movimenti. Bambini completamente immersi nella vita rurale, piccoli uomini e piccole donne con una particolare postura nonostante si tratti pur sempre di bambini. E questo fa tanto pensare.

Quando l’invisibile torna a mostrarsi, il mondo chiamato civile cade nello sconcerto. Da qui la condanna di una scelta non omologata, condivisa però da migliaia di persone che, per se stesse, hanno immaginato uno stile di vita differente.

Ecco perché sul bambino ritrovato nel bosco l’opinione pubblica non ha capito niente





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