“Non ho mai voluto postare o pubblicare il mio malessere, ma oggi si. Dopo 5 giorni altalenanti, dopo questo giorno infernale per me, che oramai non provavo da anni, ho deciso di farvi vedere come si ci sente prima e dopo. Può sembrare assurdo ma in soli pochi minuti la mia vita è tornata NORMALE. Questo grazie voi che mi siete stati vicino, dopo il mio post di ieri dove, con molta malinconia, ho scritto GAME OVER si è scatenata una bellissima solidarietà. Devo dire, con molta felicità, avere capito che il movimento c’è ed esiste, dobbiamo solo essere più uniti e fortificare la nostra libertà di cura.
Voglio ringraziare in modo particolare una coppia di amici che si sono prodigati immediatamente ad aiutarmi. Grazie a Giuseppe Nicosia per la sua solidarietà da oltre oceano, che ha contribuito a smuovere una marea di persone, avete capito bene una MAREA di persone da tutta Italia. GRAZIE A TE AMORE MIO, FlorindaVitale, CHE MI DAI LA FORZA DI COMBATTERE.
Grazie a tutti per il vostro immenso AIUTO. Adesso la battaglia si farà Interessante”.

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Con queste parole Alessandro Raudino si è messo a nudo per lanciare un messaggio. Lo stesso che da queste pagine cerchiamo di far passare da anni: la cannabis è una medicina in grado di cambiare la vita a migliaia di pazienti affetti da patologie serie e invalidanti.

Nonostante la cannabis sia legale nel nostro paese da 12 anni ormai, e da più di 5 è stato avviato un progetto di produzione nazionale presso lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, per i pazienti italiani non c’è pace. Complice la sanità gestita a livello regionale, che ha creato una disparità incredibile tra i pazienti solo per il posto in cui nascono e vivono, ci sono ancora troppe persone che non riescono ad accedere a questo tipo di cure, o non possono permettersele.

In Sicilia ad esempio, dove Alessandro vive e dove insieme alla compagna Florinda Vitale ha dato vita a Cannabis Cura Sicilia, non c’è una legge regionale, come accade ad esempio in Toscana, Emilia Romagna, Lazio e Lombardia, che permette ai pazienti di avere accesso gratuito al medicinale, a carico appunto del sistema sanitario regionale. A fine 2017, all’interno della legge di bilancio, era stato inserito un emendamento per renderla a carico del sistema sanitario nazionale, ma non è mai entrato in vigore. Quindi, se sei nato in Sicilia, e per la tua patologia la cannabis potrebbe essere utile, prima devi cercare un medico che sia disposto a prescriverla, poi trovare una farmacie tra le poche che l’hanno a disposizione e poi, pagarla di tasca tua, con un esborso non da poco. Altre strade non ce ne sono, se non quella di acquistarla dal mercato nero.

Per questo Alessandro, che dopo giorni senza terapia ha mostrato sul suo stesso corpo i benefici che questa pianta gli dà, ha più volte chiesto che ai pazienti venga permesso di coltivare le proprie piante in autonomia, per vedersi garantita la cosiddetta continuità di cura e il diritto alla salute, sbandierato come fondamentale ma che spesso rimane un diritto solo sulla carta.

Autoproduzione di cui si è discusso molto: secondo alcuni non è la giusta soluzione perché la cannabis ad uso medico viene prodotta con procedure che ne garantiscono la salubrità finale e il contenuto standardizzato dei cannabinoidi principali, per fare in modo che la sostanza resti sempre la stessa. Una pratica consentita negli stati USA che hanno legalizzato, in Uruguay e anche in Canada, già prima che la cannabis fosse resa legale per l’uso ricreativo. Nel 2016, quando nel paese dalla foglia d’acero era legale solo la cannabis ad uso medico, c’erano oltre 10mila pazienti registrati che potevano autocoltivare le proprie piante o delegare qualcuno qualora fossero impossibilitati a farlo. In Argentina di recente un gruppo di mamme è stato autorizzato da un giudice a produrre olio di cannabis, in collaborazione con un’università, per le patologie che affliggono i loro figli.

Per chi scrive, decidere di vietare questa pratica, sarebbe una cosa sensata solo se nel nostro paese non si verificasse ciclicamente la carenza di cannabis, che porta i pazienti ad interrompere i propri piani terapeutici. E invece si verifica, da anni, a macchia di leopardo in tutta Italia.

Di recente il ministro della Salute è tornata a parlare della possibilità di estendere ai privati la possibilità di coltivare cannabis ad uso medico, cosa che ad oggi può fare solo l’istituto di Firenze, che però non riesce a garantire nemmeno lontanamente il fabbisogno nazionale. E quindi continuiamo a tentare di gestire la situazione con le importazioni straordinarie, come l’ultima di 400 chili affidata pochi giorni fa tramite un bando apposito.

Mentre i malati continuano a soffrire e non sanno più a chi rivolgersi, visto che continuano a ricevere assicurazioni, senza che nulla cambi veramente.





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