LA PUPA E IL SECCHIONE IL RITORNO - 2 - QUINTA PUNTATA

Oscar Wilde disse che “viviamo nell’epoca in cui la gente è così laboriosa da diventare stupida” e che “ogni volta che si fa una cosa stupidissima si è sempre mossi dai motivi più nobili”. Leggendo queste frasi mi viene in mente la nuova campagna pubblicitaria primavera-estate 2010 del famoso marchio italiano Diesel e penso che inneggiando senza vergogna un disvalore, quello della stupidità, il brand ha laboriosamente saputo raggiungere i suoi obiettivi: attirare l’attenzione e convincere che “only stupids can be truly brilliant”.

In altre parole, il chiaro messaggio che giunge alla società è che solo chi vive una vita all’insegna della stupidità può raggiungere il successo e la felicità. A mio parere Diesel fa un errore enorme. Esso non è solo l’elogio alla stupidità, bensì il contrapporre gli stupidi agli intelligenti, definendo i primi gli anticonformisti, i non pavidi, i non seriosi, i fantasiosi, gli innovatori, i pionieri, e i secondi i noiosi, coloro che vivono la vita senza divertimento, senza coraggio, senza rischio. In realtà, chiunque, e Diesel in primis, sa bene che gli intelligenti, quando lo sono davvero, hanno senso dell’umorismo, spirito ludico, scarsa inclinazione al conformismo, apertura al nuovo e tanto altro. E sa anche che una mente intelligente lo è perché ha autonomia di pensiero, sa criticare, sa valutare, sa scegliere e, soprattutto, sa essere libera.

Diesel è solo un recente esempio, poiché da tempo oramai multinazionali, media e governi hanno innescato un inarrestabile processo di omologazione della società basato sul concetto di stupidità. Secondo lo psichiatra italiano Andreoli, “si tratta di una società, dove gli intelligenti vivono male e sono pochi e insignificanti, una società che per il resto è una città ideale, persino democratica, dove tutti sono egualmente idioti, ma nessuno se ne accorge, dove la misura di tutte le cose è il denaro, questo amuleto delle civiltà evolute, e anche gli strumenti tecnologici, come la televisione, vengono contagiati dalla stupidità”. La stupidità viene oggi considerata il male più grande dell’uomo contemporaneo, afflitto dalla terribile vergogna di non essere nessuno e dalla mania di successo, basato non tanto sulla conoscenza, il pensiero, la riflessione, bensì sull’agire”. In altre parole, per dirla con Agnes Heller, filosofa ungherese, se si prova vergogna, è solo quella sulla pelle, cioè una amorale, di superficie, legata all’etica del successo, al conformismo di fondo, che nonostante le tante parole e immagini spese per innalzare l’individuo, per affermarlo, in realtà lo sta omologando sempre più: diversi, ma sempre uguali.

Stupidità ed superficialità sono le prime cose che balzano agli occhi, in realtà alla base di ciò c’è una forte insicurezza: l’uomo moderno vive all’interno di un contesto che muta rapidamente ed egli è continuamente costretto a mostrare qualcosa, a cambiare continuamente parte, senza in realtà sapere cosa stia facendo, ma con la terribile paura di sbagliare, perché sbagliare vuol dire insuccesso, frustrazione. All’interno di questo contesto, la democrazia intesa come maggiore partecipazione e senso di responsabilità, obiettività nelle valutazioni e migliore comprensione dei fenomeni, è sempre più solamente pura parvenza. L’uomo dovrebbe smetter di correre e cominciare a riflettere, poichè, come ha detto Martin Luther King, “nulla al mondo è più pericoloso di una stupidità coscienziosa”.

L’uomo è cosciente di essere monopolizzato da multinazionali, governi e media, eppure non riesce a rinunciare alla perdita della propria identità, perché ha paura di diventare un perdente. Dal momento che in tutti i contesti prevale l’io del singolo o la logica del clan e il potere è diventato “fare ciò che voglio perché posso”, è chiaro che ci si trova davanti ad una società basata su individui e non su persone. Quando l’uomo smette di essere una persona e diventa un individuo perde la propria autenticità, perde la consapevolezza di agire con la propria mente e la società è destinata a morire, perché la diffusione del sapere diviene monopolizzata da chi detiene anche la diffusione della stupidità. Ed è questo che sta accadendo alla società attuale, che elogiando la stupidità riesce a fare sentire l’individuo grande, potente, importante.

A questo punto è naturale chiedersi se esiste un modo per sopravvivere. Probabilmente, per salvarsi, le persone devono diventare visibili ad altre nel trasmettere la costruzione del sapere, poiché solo attraverso una politica basata sulle relazioni si può crescere la fiducia in se stessi, nel proprio modo di pensare ed agire. La conquista del proprio posto nel mondo penso debba essere immaginata come un diventare bella come una libera mente, per citare Martha Nussbaum, ossia crescere nella consapevolezza di essere persone in grado di fare e di essere. Non essere stupidi significa essere una libera mente e chiunque può esserlo, deve solo iniziare ad usarla. Concluderei con una famosa frase di Woody Allen: “Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l’imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile”.
Perciò volete un consiglio?! Don’t be stupid.

Silvia Crema

 





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