Animals

E tu cosa hai fatto quando hai saputo la verità sulla carne che mangiavi?

Non possiamo più addurre come scusa l'ignoranza, ma solo l'indifferenza. La nostra generazione sa bene come maltrattiamo gli animali, a partire da quelli dell’industria alimentare. Ne parliamo con Animal Equality e Essere Animali

Una donna con metà del viso coperta da una foto di animale

Chiudere gli allevamenti di visoni. Bandire gli animali selvatici nei circhi e nei parchi acquatici. Inasprire le pene per chi commette soppressione senza giusta causa, abbandono e maltrattamento. Creare organi di controllo per combattere la vendita di animali online, al fine di fermare il traffico illegale di specie protette, fragili, inadatte ai territori di destinazione, e per contrastare l’acquisto d’impulso, che online è più frequente. Questi sono alcuni dei provvedimenti appena presi dalla Francia per rafforzare la tutela del benessere animale. Un concetto, questo, di sicuro lodevole ma non sufficiente per coloro che chiedono la liberazione animale da qualunque forma di sfruttamento da parte dell’uomo.

Comunque la si pensi, non ci si può dividere sull’importanza del lavoro delle organizzazioni che negli anni hanno avuto il merito di sensibilizzare la popolazione sul tema. Sono tanti i volontari che hanno messo in campo azioni concrete, sfidando le leggi e gli interessi del grande business, sia esso farmaceutico, alimentare o legato al settore della moda o dell’intrattenimento. Allo stesso modo, sono diversi gli intellettuali di varia estrazione, che hanno adoperato la penna come forma di attivismo. Per questo abbiamo pensato di partire da due libri particolarmente significativi nella lotta per la difesa degli animali come starter per l’intervista a due realtà oggi in prima linea nel denunciare le condizioni drammatiche in cui versano gli allevamenti intensivi.

Copertina del libro "Liberazione animale" di Peter SingerLiberazione animale

Nel loro comportamento con le creature viventi, tutti gli uomini dimostrano di essere nazisti. La presuntuosità con la quale l’uomo fa con le altre specie quel che gli piace è una esemplificazione delle teorie razziste più estremistiche, il principio secondo il quale la forza è diritto. 

Fin dalla sua pubblicazione nel 1975, questo libro di Peter Singer è diventato il testo di riferimento per il movimento animalista. “Liberazione animale” ha rivelato a milioni di persone le atroci sofferenze che le industrie alimentari e cosmetiche impongono agli animali. Ha convinto intere generazioni che porre fine allo sfruttamento delle altre specie e sperimentare nuovi sistemi di produzione alimentare sia una necessità improrogabile, anche per la sopravvivenza dell’uomo e dell’ambiente. Il suo è un appello a estendere al nostro rapporto con le altre specie i principi di decenza, equità e giustizia, mission condivisa da Essere Animali. 

Quali sono le nuove frontiere nel campo dei diritti degli animali?
Sicuramente le campagne per sostenere un’alimentazione vegetale e per cambiare nel concreto la ristorazione collettiva (mense scolastiche e uffici, soprattutto). Uno dei modi in cui lo facciamo è il nostro progetto MenoPerPiù, grazie al quale promuoviamo l’alimentazione sostenibile nelle imprese. Proponiamo un format online rivolto ai lavoratori per ripensare la loro pausa pranzo e nelle aziende dotate di servizio mensa, ci occupiamo anche dell’aggiornamento sulla cucina a basso impatto ambientale e della formazione del personale di ristorazione collettiva. Un’altra frontiera è indubbiamente quella della tutela dei pesci: animali senzienti e capaci di provare dolore, ma che vengono sistematicamente ignorati dalle normative in materia di tutela degli animali.

Qual è la posizione di Essere Animali sulla sperimentazione animale?
La nostra organizzazione non si occupa di sperimentazione, ma soprattutto di animali “da reddito”. Ogni anno sono circa 600 milioni gli animali che finiscono al macello, pesci esclusi. Quelli sfruttati per la sperimentazione, abbigliamento, circhi e zoo sono “soltanto” circa 622mila ogni anno.

A tal proposito, come si vive negli zoo?
Per quanto riguarda i circhi, sebbene non siano uno degli ambiti di cui ci occupiamo principalmente, quest’anno abbiamo aderito alla campagna Stop Circus Suffering di Eurogroup for Animals, per chiedere un divieto in tutta l’Unione Europea dello sfruttamento degli animali selvatici nei circhi. Lo scorso ottobre i membri di Eurogroup for Animals, tra cui noi, insieme a InfoCircos hanno consegnato alle rappresentanti del Parlamento europeo 1 milione di firme raccolte in tutta Europa.

Al di là del loro sfruttamento per il sostentamento umano, continuano a discapito degli animali pratiche giustificate solo dalla tradizione e usanze. Qual è il nodo che non si riesce a sciogliere?
Come spiega la studiosa Melanie Joy, autrice del volume “Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche”, esiste un sistema invisibile di credenze e ideologie che ci condiziona a mangiare solo alcune specie di animali rispetto ad altre, a provare empatia per alcune specie, come i cani e i gatti, e non per altre, come i maiali o i pesci. Questo sistema si chiama carnismo. Per combattere questo sistema pensiamo sia fondamentale normalizzare la scelta vegan, che è peraltro anche un ottimo modo per contribuire alla riduzione delle emissioni globali, qualcosa di cui c’è un disperato bisogno. Noi di Essere Animali mettiamo spesso in discussione le tradizioni e le usanze. Ad esempio quella di mangiare carne d’agnello a Pasqua, oppure quella di allevare e uccidere animali per produrre pellicce. Grazie alla nostra campagna #VisoniLiberi abbiamo contribuito a chiudere 8 allevamenti di visoni e sappiamo che il 90% della popolazione italiana è d’accordo per un divieto totale, che sembra sempre più vicino.

Qual è l’obiettivo più prossimo sul quale state concentrando le vostre energie?
Sicuramente continuare a diffondere indagini negli allevamenti intensivi e nei macelli italiani per mostrare il lato oscuro del Made in Italy. Un altro obiettivo importante è portare avanti il lavoro con le coalizioni, tra cui Eurogroup for Animals che riunisce 79 organizzazioni in tutto il mondo, grazie alle quali possiamo avere un impatto ancora maggiore. Infine portare avanti le nostre campagne per la promozione dell’alimentazione vegetale.

E quello finale?
Una società senza crudeltà nei confronti degli animali.

Copertina del libro "Se niente importa" di Jonathan Safran FoerSe niente importa

Che sia giusto o meno uccidere gli animali per nutrirsene, sappiamo che nel sistema oggi dominante è impossibile ucciderli senza infliggere (perlomeno) occasionali torture.

Da piccolo, lo scrittore americano Jonathan Safran Foer, trascorreva il sabato e la domenica con sua nonna che durante la guerra era quasi morta di fame ma era stata capace di rifiutare della carne di maiale perché non era cibo kosher, perché «se niente importa, non c’è niente da salvare». Un insegnamento che, una volta diventato adulto, lo ha portato a indagare sugli allevamenti intensivi, visitati anche nel cuore della notte, per raccontare le violenze sugli animali e i trattamenti a base di farmaci che devono subire, per descrivere come vengono uccisi per diventare il nostro cibo quotidiano. Nel libro “Se niente importa”, pubblicato nel 2009, Foer invita tutti alla riflessione, indicando nel dolore degli animali e soprattutto nella nostra sensibilità verso chi è inerme e senza voce il discrimine fra umano e inumano, fra chi accetta senza discutere le condizioni imposte dall’allevamento industriale e chi le mette in discussione. Tra quest’ultimi c’è Animal Equality che con le sue inchieste ha smascherato crudeltà e nefandezze del settore.

Sono sempre di più le aziende che pubblicizzano ed etichettano i loro prodotti come “da allevamenti di animali felici” e slogan del genere. Come può esserci felicità negli allevamenti industriali?
Come Animal Equality pensiamo che non sia possibile cancellare un dato di fatto importante, e cioè che gli animali confinati in macelli e allevamenti soffrono terribilmente. Si può solo pensare di alleviare alcune sofferenze, diminuendone l’intensità, uno scopo per altro necessario per quegli animali che nei prossimi anni continueranno a rimanere confinati in questi luoghi. Non si può affermare, come fanno le aziende che appongono queste etichette, che gli animali possano essere felici negli allevamenti, è scorretto anche dal punto di vista scientifico.

Il benessere animale include la sua salute e il benessere fisico e oltre al suo benessere psicologico e la capacità di esprimere i suoi comportamenti naturali. Una condizione lontana anni luce dalla realtà degli allevamenti intensivi.
Il benessere animale, a livello legislativo, è un concetto molto importante, per altro in costante evoluzione con l’avanzare delle ricerche scientifiche ed etologiche, e quindi rimane un elemento che prendiamo sempre in considerazione per le richieste politiche, giuridiche e nei confronti delle aziende del settore agroalimentare.

Chi sono le persone che lavorano negli allevamenti intensivi e nei macelli? Avete mai stilato un identikit?
Spesso le persone che lavorano in questi luoghi sono disperate o persone con poche opportunità, che provengono da fasce fragili della popolazione. Vi sono poi altre che si trovano coinvolte perché il macello o l’allevamento sono attività di famiglia, sempre esistite. È scientificamente provato, soprattutto per i mattatoi, che la violenza a cui le persone che lavorano qui sono costantemente esposte ha ripercussioni enormi sulla psiche e sullo stato mentale, andando a peggiorare quindi una situazione già di difficile gestione come quella dell’allevamento intensivo o del macello industriale. È innegabile inoltre – come denunciato da sindacati – che anche questo settore sia oggetto della piaga del caporalato.  

Qual è l’obiettivo più prossimo sul quale state concentrando le vostre energie?
Sicuramente il tema dei macelli, luoghi abbandonati dove agli animali vengono inflitte sofferenze e abusi enormi in modo spesso totalmente nascosto. Vogliamo mostrare a tutti che cosa si nasconde davvero dietro quelle porte in Italia e nel mondo. A livello europeo stiamo lottando per l’introduzione del Benessere Animale tra le specifiche dei Commissari salute o ambiente, mentre abbiamo condotto con altre organizzazioni per circa 9 mesi una campagna per chiedere alla Commissione di rivedere completamente la legislazione europea sugli animali, in particolare quelli che non sono nemmeno considerati nelle norme attuali. In Italia e in Europa stiamo portando avanti anche inchieste e battaglie contro il trasporto di animali vivi, sull’impatto ambientale degli allevamenti intensivi nel nostro paese e tanto altro.

E quello finale?
La fine dello sfruttamento degli animali allevati a scopo alimentare.

Cosa pensate di Essere Animali?
Che fanno un ottimo lavoro e che siamo felici di collaborare con loro all’interno di Eurogroup for Animals e per campagne italiane ed europee, come quella contro le bugie in etichetta che il Governo italiano sta cercando di far passare. Unire le forze su battaglie importanti è sempre giusto se l’obiettivo finale è lo stesso, così come è giusto lavorare su più fronti ognuno con la propria mission per ottenere più risultati possibili.

Foto di un macello pieno di sangue e maiali appesi per le zampe

Copertina del numero di Dolce Vita Magazine 37 intitolato "La vera bestia"Dolce Vita dalla parte degli animali 

Questa copertina risale a dieci anni fa. Dieci anni in cui Dolce Vita non ha mai mollato la presa in difesa degli animali e delle altre specie viventi che, in quanto tali, vanno trattati con rispetto e l’attenzione che la loro natura richiede.

La lotta per i diritti degli animali, come la battaglia in difesa dell’ambiente, per noi non sono slogan da sfoggiare per farsi belli in un momento storico in cui la sensibilità ambientalista e animalista purtroppo viene adottata per questioni di immagine e opportunità, ma capisaldi della nostra linea editoriale e della nostra condotta privata quotidiana. Come scrivevamo allora: «Il rispetto che dobbiamo agli animali è il rispetto che dobbiamo a noi stessi. E il motivo è semplice: siamo fatti di una stessa natura, condividiamo le stesse cellule, respiriamo la stessa aria, e molto spesso proviamo gli stessi sentimenti». Per questo continuiamo a scriverne e a lottare. 





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