Lo sapevate che da parecchio tempo in carcere non vengono più venduti né vino né birra? Un minimo di cronistoria: fino ad un anno fa circa era possibile acquistare dall’ufficio sopravvitto due quartini di vino (Tavernello) oppure, in alternativa due lattine di birra Moretti al giorno.

Erano esclusi dall’opzione quei detenuti sottoposti a terapie a base di psicofarmaci, poiché accomunare benzodiazepine ed alcool è notoriamente deleterio. Avere a disposizione un paio di “quarte” come si chiamano in gergo seppur di infima qualità, in prigionia può confortare anche perché il vino bianco è utilissimo per cucinare in condizioni, come quelle carcerarie, in cui non sempre si ha a disposizione ciò che servirebbe per aromatizzare per esempio la carne (pure quella di infima qualità).

Con l’aumento di detenuti extracomunitari si è presentato un problema che le amministrazioni dei vari carceri hanno colto come una palla al balzo; mi spiego meglio: molti dei marocchini e dei nordafricani in genere che affollano le nostre patrie galere, non reggono per nulla l’alcool e così quando ne assumono anche piccole quantità riescono a combinare ogni sorta di casini, dalle risse all’autolesionismo. Intendiamoci fratelli, io non sono razzista, per me gli stronzi non han colore e sono accomunati solo dalla puzza di merda, tuttavia vi confermo per esperienza che nella maggior parte dei casi sono i nordafricani, forse perché cresciuti in una società (quella mussulmana) dove l’alcool è bandito, ad andare fuori dai pali quando si fanno un paio di quarte. Ad onor del vero, grazie al mercato nero che fiorisce sempre in ogni realtà proibizionista, è o meglio era possibile, attraverso il baratto con altri generi di conforto quali il tabacco oppure i dolci, procurarsi altre “quarte” ed aumentare così il proprio stato di ebbrezza alcolica.

E quale soluzione hanno deciso di adottare per impedire che l’alcool ponesse troppo sotto stress un sistema notoriamente in debito d’ossigeno come quello delle nostre fatiscenti prigioni? È semplice; l’alcool è stato bandito ed anziché entrarci, come la qualifica lascerebbe presupporre, è uscito di galera.

Vorrei che pensaste un attimo a quella che qua fuori sembra una cazzata, perché personalmente non berrei Tavernello nemmeno se mi pagassero per farlo, ma “dietro il cancello” tutto cambia e se penso ad un ergastolano o ad un detenuto di lungo corso, che non prende psicofarmaci ed è gratificato dalle due quarte che si fa sabato e domenica, bhè fratelli, c’è da rabbrividire perché è davvero crudele negarglielo.

Ciò che mi domando e chiedo è questo: perché il vino non viene bandito solo per i mussulmani, che notoriamente sono così solerti nell’affermare i propri diritti previsti dal Corano? Se sono previsti diversi trattamenti alimentari (quando c’è il prosciutto sul carrello, ai mussulmani viene dato del formaggio), credo non sarebbe scandaloso che vengano esclusi dalla possibilità di acquistare vino, coloro che all’ingresso in carcere si dichiarano mussulmani.

Alla prossima fratelli, stasera brindiamo tutti al morale di chi non lo può fare.





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